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	<title>Pensieri di Don Gastone de Maria</title>
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		<title>Pensieri di Don Gastone de Maria</title>
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		<title>Commento al Magnificat</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Feb 2008 23:01:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuelepreda</dc:creator>
				<category><![CDATA[chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[donna]]></category>
		<category><![CDATA[Magnificat]]></category>

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		<description><![CDATA[(scritto fra il Giugno e il Novembre 1982) &#8211; Fornito cortesemente da Marisa Pietra “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva” L’anima mia, la parte più nobile dell’uomo, ciò per cui l’uomo è immagine e somiglianza di Dio, la parte più [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=dongastone.wordpress.com&amp;blog=1482328&amp;post=10&amp;subd=dongastone&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';"></span><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';"><span></span>(</span><span style="font-size:11pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">scritto fra il Giugno e il Novembre 1982) &#8211; Fornito cortesemente da Marisa Pietra</span></h1>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><b><u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">“L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva”</span></u></b></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">L’anima mia</span></u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">, la parte più nobile dell’uomo, ciò per cui l’uomo è immagine e somiglianza di Dio, la parte più intima dell’uomo, quella parte che ci fa<span>  </span>essere veri figli di Dio, anche se il cristiano non disprezza certamente il corpo. L’anima anzi nobilita il corpo, gli dà un senso, un valore di immortalità, l’anima trascina il corpo dietro di sé, lo eleva verso Dio. L’anima mia, dono del Signore, mezzo per </span><span id="more-10"></span><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">mettermi in contatto col Signore, <u>magnifica il Signore. </u></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Magnifica </span></u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">= lo proclama grande, santo, immortale, proclama al mondo, al corpo stesso i favori di Dio, rende tutto l’uomo consapevole del dono di Dio. L’anima, sostenuta dallo Spirito Santo e da Lui guidata, loda il Signore per la sua grandezza.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">E’ proprio la grandezza l’oggetto di questa lode dell’anima. La grandezza di Dio che l’umile anima di Maria contempla con amore e con grande introspezione. L’anima magnifica il Signore perché il Signore è stato grande nella sua potenza e nel suo amore.verso Maria. E’ un’esplosione di giubilo, quello della Vergine, la premessa di tutto quello che dirà poi nel corso del cantico.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">E il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore </span></u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Non soltanto l’anima, reparto razionale dell’uomo esalta la grandezza del Signore, ma lo spirito di Maria esulta in Dio. Lo spirito, cioè la parte ancora più interiore dell’uomo, la parte dove Dio inabita col Suo Spirito<span>  </span>L’uomo è fatto di corpo, di anima e di Spirito nella concezione cristiana e lo spirito è lo Spirito di Dio, il mistero dell’amore che fonda il rapporto più profondo che lega l’uomo a Dio.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Lo spirito <u>esulta.</u> Penso alla gioia, all’esultanza, alla pace, all’ammirazione di questo stato d’animo. Lo spirito esulta, esce dalla ristrettezza delle realtà di questo mondo triste e desolato nel male,perché comprende, crede e sa che il Signore è il Salvatore.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Il Signore è il <u>salvatore</u>. E’ il Padre che salva mandando il Figlio sulla terra nel seno della Vergine.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Chissà quali risonanze ha avuto in Maria questa intuizione. Avrà visto fino in fondo la grandezza del mistero? Certo c’è nelle sue parole l’eco dell’ attesa secolare degli Ebrei, che attendevano il salvatore. Questa è una parola magica, un concetto profondamente inserito nello spirito del buon popolo ebraico, di cui Maria è il fiore più bello.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Perché l’anima magnifica e lo spirito esulta? </span></p>
<h1><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Perché Dio ha guardato l’umiltà della sua serva. </span></h1>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">La grandezza di Dio che si piega fino a terra, che guarda l’umiltà cosciente e sincera di quella fanciulla che è la Madonna. Possiamo pensare un momento che cosa è passato nell’animo di Lei, all’annuncio del mistero di Dio che in lei prende carne. La Madonna avrà contemplato la propria vita, piccola e umile, quella di una delle tante fanciulle di Israele, nascosta nella propria casa, silenziosa e attenta ai segni di Dio. Una vita umile, fatta di lavoro, forse anche duro,di preghiera attenta, di ricerca della volontà del Signore. Così agisce il Signore e solo Lui, con mezzi e strumenti totalmente suoi, con uno stile suo, che è sempre quello di guardare dentro, alla vera realtà dell’uomo.Lo sguardo del Signore che non si ferma alla superficie, ma va a fondo, nei misteri del cuore. E quale profondità<span>  </span>di cuore ha avuto Maria, la tutta bella,piena di grazia, la prediletta dell’onnipotente. </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Una vita umile, accettata così nella semplicità e riconosciuta umilmente. La Madonna si sente<u> serva </u>del Signore. Ci penseranno i secoli successivi fino all’eternità a chiamarla Signora, come Lei stessa poi intuisce nel prosieguo del cantico. Ma intanto sente di essere serva, ancella e solo serva.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><b><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">“O Maria donami l’umiltà di accogliere con amore la mia povertà attuale, il senso della mia impotenza e debolezza. E fai tu quello che io non so assolutamente fare, nel nome di quel Signore onnipotente che anche io voglio magnificare ed esaltare.</span></b></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-top:3pt;text-align:justify;"><b><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';"> </span></b></p>
<h1><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">“D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata”</span></h1>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">D’ora in poi. </span></u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Non è semplicemente un avverbio di tempo, per individuare la successione degli avvenimenti, ma è un rapporto di causalità che nasce dall’azione miracolosa di Dio, dello Spirito Santo su Maria. </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">E’ perché il Signore si è mosso e con la sua grazia ha operato in Maria il miracolo della concezione verginale del Cristo.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Quello è stato un momento decisivo nella storia del mondo, della Chiesa, nella storia della salvezza. Il Signore ha agito con tutta la sua potenza, ha sconvolto le leggi della natura,ha preparato in Maria un corpo per il Figlio di Dio, ha dato esistenza terrena a Dio, un volto umano, un’anima umana al Verbo.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Un momento in cui il cielo intero si è fermato in contemplazione, in cui Dio stesso ha atteso il “sì” della Vergine, ha ammirato l’opera delle sue mani verso la benedetta fra tutte le donne.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Momento lungamente atteso dal popolo di Israele, preannunziato dai profeti, atteso inconsapevolmente dal mondo intero, da tutta la creazione (vedi Romani,8)</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Momento che è spartiacque della storia, perché Cristo è già nella nostra storia, prima ancora di uscire alla luce di questo mondo. </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Momento che esalta l’importanza della vita umana ancora nel seno materno, perché Maria già lo vive e lo canta come una realtà meravigliosa.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Momento esemplare della vita di ogni uomo,perché da esso dipende il nostro destino soprannaturale ed eterno, il nostro Battesimo, il nostro inserimento nella famiglia di Dio.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Momento di speranza di tutta l’umanità peccatrice che cerca redenzione e aspetta da quel piccolo Essere appena concepito la remissione di tutti i peccati.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Momento che segna un abisso tra due mondi,tra due storie, tra i due tronconi della storia dell’umanità, quello che ha atteso e quello che d’ora in poi vivrà il mistero della salvezza.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Momento che non avrà più fine. <u>D’ora in poi,</u> un “poi” senza limiti, senza confini di spazio, di tempo, di comprensione, di persone. Tutto e tutti sono cambiati da quel momento.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Tutte le generazioni. </span></u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Le persone, poche, che ascoltano la viva voce di Maria sono il germe di tutta l’umanità futura. Da quell’umile villaggio ebreo si alza una voce, dolce e potente al tempo stesso</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Tutte le generazioni. </span></u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';"><span> </span>La generazione<span>  </span>che è viva al tempo di Maria, che non sa di possedere con lei la Madre del Signore, e il salvatore stesso Gesù.. Tutto il mondo di allora affamato da ben altre cose, come sempre del resto in rapporto alle cose di Dio. Lo stesso mondo degli Ebrei, pure attenti, a loro modo e in certi strati, ai segni della presenza di Dio. Le generazioni che verranno ascolteranno questo annuncio di salvezza, lo faranno proprio, lo vivranno attuale e presente. La meraviglia della trasmissione del messaggio!</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Quindi anche la nostra generazione, noi che rileggiamo, che preghiamo queste parole eterne. La nostra generazione, certamente non meno distratta di quella dei tempi di Gesù,ma anche attenta in tante parti a quella meravigliosa realtà che è la Chiesa, visibile ed invisibile.</span></p>
<p class="MsoList" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Quante anime lodano Maria! </span></p>
<p class="MsoList" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Quante vivono il suo messaggio che annuncia al mondo il Salvatore!</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">E’ bello pensare che il Signore voglia la glorificazione di sua Madre, di colei che ha reso possibile la redenzione attraverso il mistero della croce.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">E’ bello che l’umile fanciulla di Nazareth si senta la Signora del mondo: dirà poi le motivazioni di questa gloria, che sono la scelta e la grazia di Dio, unicamente.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">“Mi chiameranno beata</span></u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">” Questo appellativo può essere considerato un nuovo nome di Maria:la beata fra tutte le donne.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Mi chiameranno,</span></u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';"> mi invocheranno, si rivolgeranno a me chiamandomi per nome, mi pregheranno. Sarà Maria la strada per giungere a Gesù, sarà invocata per questo.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">E la sua proclamazione come beata sarà a lode di Dio che sa fare cose tanto grandi.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Beata </span></u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Cioè <u>fortunata </u><span> </span>perché oggetto dello sguardo di Dio, come un giorno Gesù proclamerà beati i puri, i semplici, i poveri, gli oppressi, i miti, i perseguitati.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Beata </span></u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';"><span> </span>cioè <u>felice </u><span> </span>della gioia di Dio, perché possiede Dio, l’autore della vita, ha nel suo seno il Verbo di Dio, che genererà al mondo per la salvezza del mondo. </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Beata,</span></u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';"> cioè <u>Santa,</u> santificata dall’intera Trinità, dal Padre di cui è Figlia prediletta, dal Verbo di cui è madre terrena, dallo Spirito santo di cui è sposa.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Così Maria si presenta a tutti i suoi fratelli e sorelle, uomini e donne, come Colei che accentra in sé il dono più grande che il Padre ha fatto all’umanità, il suo stesso Figlio incarnato per la nostra salvezza.</span></p>
<h1><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">“Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e santo è il suo nome.”<span>  </span></span></h1>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Grandi cose.</span></u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';"> Possiamo domandarci fino a che punto Maria ha valutato il mistero che si compiva in Lei, perché, pur santissima, era una creatura di fronte al Creatore e il Vangelo stesso ci lascia supporre un cammino che la Madonna ha compiuto, quando dice di Lei che ‘conservava tutte queste cose nel suo cuore e le meditava.’</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Il mistero che in Lei si compie è più grande di Lei ed essa ne intuisce soltanto la profondità e la ricchezza.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Ecco perché dice: “GRANDI COSE” ha fatto il Signore. Ma se si può parlare di cammino e quindi di perfezionamento, dobbiamo però dire che anche l’inizio di questo cammino è stato perfettamente consapevole</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">L’Angelo le parla chiaramente allo spirito. “Colui che nascerà da te sarà grande – sarà chiamato Figlio dell’Altissimo. Dio gli darà il trono di Davide e il suo regno non avrà mai fine”.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Sono parole ben chiare, la cui comprensione va ad aggiungersi alla consapevolezza del suo possesso del Signore che a Maria non poteva mancare.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Sì, ecco un altro problema appunto: la consapevolezza del suo stato di grazia eccezionale. Anche qui l’Angelo è stato chiaro nel saluto: “piena di grazia – Il Signore è con te”<span>  </span>Piena di grazia, cioè gradita al Signore al massimo grado possibile ad una creatura. Il Signore avrà dovuto sostenere l’animo di Maria perché rimanesse nell’umiltà davanti alla grandezza del dono. Come saremmo andati in superbia noi di fronte a simili parole……Invece la Madonna vive l’umiltà della serva e in tanta umiltà esalta non tanto quello che possiede, quanto quello che ha ricevuto.</span></p>
<h2><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';font-style:normal;">“Ha fatto in me l’Onnipotente” </span></h2>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Nessuna meraviglia allora intorno alla grandezza di Maria, se è l’Onnipotente che si muove. Maria ha il senso profondo della grandezza e della potenza di Dio.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Il Signore che ha fatto i cieli e la terra, può anche fare nascere il suo Messia da una Vergine, può compiere il miracolo della concezione verginale, e il miracolo della santità perfetta di Maria.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Ancora una volta c’è il rapporto tra il Creatore e la creatura: “<u>ha fatto in me “</u>ed io sono quella piccola cosa che Egli si è degnato di guardare dall’alto dei cieli.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Ascolteremo poi S. Paolo che ha la medesima consapevolezza: “la sua grazia in me non fu vana”. Questi santi hanno il coraggio di affermare anche la loro grandezza, come riflesso della grandezza di Dio, non hanno paura della vanità perché il senso del dono ricevuto è fortissimo e saldissimo. </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">“e Santo è il suo nome”<span>  </span></span></u></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Il nome di Dio è la sua realtà più profonda, è il suo essere, come se dicesse:” Egli è santo”. Sappiamo il valore del nome, anche per gli uomini e gli angeli nella tradizione ebraica.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Dio è santo .</span></u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';"> Egli è una realtà a sé stante,staccata dalla povertà di questo mondo umano. Egli è santo perché non c’è in Lui imperfezione alcuna, anzi c’è in Lui la somma di tutto il bene e di tutto il vero. Egli è santo, perché <u>è, esiste, è Colui che è, </u>senza mescolamento di potenza e di atto, tutto atto, cioè tutta realtà positiva. Egli è santo, perché in Lui non c’è limite alla perfezione, tutto è assoluto.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">E santo è il suo nome:<span>  </span></span></u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Jahvè, Dio fedele, colui che è inalterabile. Dio dalla radice “id” colui che vede, colui che sa..Santo è il suo nome da invocare nell’amore, nel rispetto più profondo. Santo è il suo nome davanti al cielo e alla terra, di fronte a tutte le creature. Santo è il suo nome da invocare con tremore, il santo timore di Dio, da invocare nella preghiera di lode, di adorazione, di ringraziamento,di propiziazione, di impetrazione. Santo è il nome di Dio da pregare nella necessità, nella prova, nel dolore, nel buio della vita.</span></p>
<h1><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">“Di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono<span>  </span></span></h1>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Le generazioni si trasmettono il dono di Dio,una generazione chiama l’altra a ricevere il dono di Dio e a lodare il Signore per il dono ricevuto.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Ecco la tradizione nel senso più genuino della parola <u>TRADERE = CONSEGNARE</u>, ricevere per consegnare nell’unità di intenti e di propositi.<span>  </span>Il Signore ama tutti suoi figli, ama il suo popolo ad esso consegna i suoi doni perché siano trasmessi di padre in figlio, di generazione in generazione.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">E’ bella questa unità tra giovani e vecchi, l’unità delle generazioni, che non lascia sciupare nulla di quanto è stato dato da Dio ed è stato sfruttato e utilizzato da quelli che sono venuti prima di noi. Così non si deve sempre cominciare da zero,ma si parte dal punto in cui hanno portato il discorso quelli che sono venuti prima di noi.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">E’ un atto di amore tra noi questa trasmissione del dono di Dio, che unisce gli uomini in una sola famiglia. E’ una ricchezza <u>reciproca,</u> è la ricchezza dei secoli. I secoli collaborano a rendere grande e durevole il dono del Signore.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">“<u>La sua misericordia”,</u> quello che si trasmette è il dono della misericordia di Dio, il tipico amore di Dio, l’amore misericordioso, l’amore del Padre che ama e perdona.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">E’ misericordioso l’amore del Padre, perché il dono è quello della salvezza, è il dono di Cristo che morirà in croce per amore nostro. E’ quel TUTTO di amore misericordioso che Dio aveva promesso ai padri, che ritroviamo tante volte nei Salmi e nei profeti (anche se la mia scarsa memoria non mi fa ricordare parole e luoghi precisi). </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">E’ bello e confortante che i padri nostri che l’hanno sperimentato ci trasmettano il ricordo di questo amore che perdona.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">“Si stende”. </span></u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Si distende quasi a coprire il popolo con il mantello della misericordia e della bontà.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">C’è un senso di compiutezza in questo verbo “si stende”, si dilata, quasi a macchia d’olio, richiamando questo amore misericordioso dai suoi stessi continui motivi di azione.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Mi viene in mente una frase: &#8211; l’elemosina copre una moltitudine di peccati –, e l’applico all’azione del Signore, per dire che il suo amore misericordioso si distende su tutta l’ampiezza della nostra colpa<span>  </span>e ci salva.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Si dilata l’amore di Dio senza consumarsi ed esaurirsi o impoverirsi, perché è infinito come è infinito Dio. DIO è AMORE, è la sua natura l’AMORE. Finché c’è Dio, c’è amore e amore che PERDONA e SALVA.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">“<u>Su quelli che lo temono” </u>L’amore di Dio per essere operante ed efficace ha bisogno della collaborazione dell’uomo. E l’uomo collabora con Dio mediante il SANTO TIMOR di DIO.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Ci sono due osservazioni da fare sul TIMORE di DIO.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">L’una è che il timore non raggiunge la pienezza dell’amore, come dice Giovanni nella sua 1° Lettera.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">L’AMORE è più grande del TIMORE, e dove c’è Timore non c’è AMORE PERFETTO. Al tempo stesso però il TIMORE di DIO, appunto santo, è una realtà completa in se stessa, è già anch’essa amore pieno, perché non si identifica con la paura, il terrore di Dio, ma con la consapevolezza della grandezza del Signore. TIMORE quindi che è rispetto verso Dio e il suo santo nome.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Anche se è vero che tutto questo non esclude nell’uomo il senso del suo peccato e il bisogno quindi della misericordia di Dio.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Non c’è, d’altra parte, perdono di Dio senza il pentimento dell’uomo peccatore: questo è certamente quanto l’espressione del Cantico vuole dire.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Quindi c’è lo spazio per tutto un lavoro dell’uomo su se stesso per farsi consapevole del suo peccato, chiederne perdono e promettere emendamento.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">E pensare che l’uomo è capace di annullare la misericordia di Dio con la sua ostinazione nel peccato!</span></p>
<h1><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">“Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore”<span>   </span></span></h1>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">In questo versetto la Madonna esprime la sua fede nella potenza del Signore di fronte a tutto ciò che è umano.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Viene in mente subito quanto è detto tanto spesso nella Scrittura sulla potenza del Signore, la potenza del suo “braccio teso”, soprattutto nell’uscita dall’Egitto.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Il Signore “ HA SPIEGATO” la potenza del suo braccio. Non ha tenuto per sé, chiusa nella forza della sua divinità, del suo isolamento, questa potenza, ma l’ha manifestata, l’ha dispiegata in tutta la sua ampiezza. Si direbbe che si è impegnato a fondo con tutte le sue forze divine.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">È grande la potenza delle leggi della natura, in questo caso specifico grande è la potenza dell’amore che porta due creature umane<span>  </span>al compito di generazione di altri esseri.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Ebbene, queste forze il Signore le ha dominate, le ha piegate, le ha indirizzate a fini diversi. Egli non è stato schiavo, non è stato condizionato da queste forze, ma le ha fatte servire ai fini che Egli si proponeva.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">La Madonna dice infatti all’Angelo dell’Annunciazione : “ Come può avvenire quello che tu dici, dal momento che io non conosco uomo, non voglio vivere in modo comune e normale la potenza della legge dell’amore coniugale ?</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Penso infatti che il versetto in esame si riferisca particolarmente alla situazione in cui Maria viene a trovarsi in forza dell’annuncio dell’angelo Gabriele. La potenza del braccio di Dio è anzitutto rivolta a sconvolgere quella legge di natura che pure Dio ha voluto e creato e che è santissima in sé.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Il mondo non avrebbe pensato a questa possibilità, il mondo non crede a questa realtà, il mondo la nega. La sapienza umana penserebbe che fosse molto più naturale e conforme all’ordine delle cose che Gesù fosse nato come tutti gli uomini di questo mondo. La sapienza di Dio invece,appunto attraverso la potenza di Dio, ha deciso e voluto diversamente,e così la sapienza umana è diventata stoltezza davanti a Dio,come dice S. Paolo nella 1° lett. ai Corinti (3,19).</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">E noi, illuminati dalla luce dello Spirito, intravvediamo la bellezza e la verità di questa realtà che il Vangelo ci presenta. Il Verbo di Dio ha un unico Padre, che è il Padre celeste, Dio; l’uomo non può generare Dio ed avevano le loro buone ragioni quei nostri Padri che si opponevano al titolo di Madre di Dio dato dal Concilio di Efeso alla Vergine Santa. Solo che anche loro, contro la Scrittura e la sana teologia, si lasciavano guidare dallo spirito del mondo, quando, dopo avere accettato la verità che il Verbo di Dio aveva come unico Padre il Padre celeste, non riuscivano ad ammettere in pieno l’unità della Persona in Cristo, che portava come conseguenza naturale la Divina maternità di Maria.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Ma resta pur vero che l’umanità in Maria e con Maria riceve il Verbo eterno, lo custodisce e gli dà un corpo, per opera dello Spirito Santo, Affinché da un lato il Verbo possa redimere con la morte gli uomini caduti nella morte col peccato, e dall’altro lato, il Verbo stesso possa dirsi veramente e totalmente uomo, della nostra stirpe, della nostra carne.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Questo è il mistero grande e bello che la potenza del braccio di Dio ha saputo compiere e noi lo contempliamo questo mistero e lo crediamo contro la sapienza di questo mondo che invece lo irride.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">E il Signore “<u>ha disperso i superbi”. </u>E’ un linguaggio di battaglia, di guerra, Dio ha disperso la forza del nemico, ha spiegato la sua potenza di guerra come un prode guerriero – dicono spesso i Salmi – ha sparpagliato i nemici, perché non possano usare la loro forza distruttrice. Il Signore ha sconvolto i loro pensieri, i pensieri della loro mente, ha detto”BENE” ciò che per loro è “MALE”, “VERO” ciò che per loro è “FALSO”. Ed ha trionfato su di loro perché in Cristo si è verificata questa verità, della sua concezione verginale, che noi, nella forza della fede, crediamo.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">E la crediamo per l’azione in noi dello Spirito Santo e per la potenza di una “logica divina” che ho cercato di illustrare più sopra.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Ha disperso i superbi il Signore ed ha dato la sua grazia e la sua luce agli umili. Così è la Vergine Maria che accetta il disegno di Dio.</span></p>
<h1><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">“Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili”</span></h1>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Continua così in questo cantico di Maria l’esaltazione dell’opera del Signore nei confronti del mondo, di tutta la realtà terrena.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Il Signore è il Signore di tutto, non si spaventa e non trema davanti alle grandezze di questo mondo, anzi le domina e le umilia nella polvere.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">“Ha rovesciato”: </span></u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">L’azione del Signore è decisa, violenta, sconvolgente. Egli rovescia, cambia la faccia delle cose e delle realtà mondane. Non si dice che “accomoda”, che “compone in qualche maniera”, che “aggiusta il tiro delle cose e delle realtà”. Si dice che “ROVESCIA”, cambia il segno, da positivo a negativo.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Per il mondo è positivo quello che appare agli occhi, quello che può essere toccato, quello che fa colpo. Per il Signore tutto ciò che risplende di luce terrena e solo terrena è nulla, è negativo. Egli scherza con le cose del mondo, con le sue grandezze e manda tutto all’aria, se non è conforme al suo disegno di salvezza. </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">“I potenti”<span>  </span></span></u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">: i grandi di questo mondo, quelli che hanno in mano le grandi leve della vita del mondo: il potere, il denaro, la sapienza umana, le più svariate qualità di questo mondo.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Oh! Il mistero della potenza umana!</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Chi e che cosa ha posto qualcuno in posizione di preminenza? L’intelligenza superiore, forse, ma l’intelligenza è dono di Dio dato agli uomini per il bene dei fratelli. La ricchezza, ma come acquistata, con quali mezzi, a prezzo di quali sacrifici di chi l’acquista e soprattutto di chi è strumento della ricchezza altrui?</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Il potere che deriva dalla conquista, ma anche allora a prezzo di sangue, di vite umane, di sacrifici inauditi?</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">I potenti di questo mondo si troveranno un giorno di fronte al fenomeno del Figlio di questa donna che eleva a Dio il suo cantico e non sapranno fare altro che cercare di far tacere quella voce che, ben più fortemente, li inchiodava alle loro responsabilità e dimostrava una assoluta libertà di giudizio e di azione.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">“<u>Guai a voi, ricchi</u>”<span>  </span>: risuonerà in Palestina questa voce terribile che inchioda questa gente alla sua responsabilità.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">“Dai troni”</span></u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">: quanto è effimera questa grandezza. Questi troni umani passano come la storia e con la storia, sono travolti dalla furia dei popoli, dalle vicende umane. Dice il nostro poeta Manzoni del grande Napoleone:”due volte nella polvere, due volte sull’altar”.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Ma presto o tardi, è la polvere che vince. Vince la polvere con la morte che fa tacere ogni grandezza umana e rende vuoto, abbandonato ogni trono.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Spesso sono le vicende della vita che cambiano il segno della fortuna degli uomini. Dal trono alla polvere, per fare spazio ad un altro grande della terra e poi ad un altro ancora, per finire tutti sepolti nella terra e nell’inutile e vano ricordo dei polverosi libri di storia.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">“Ha innalzato”</span></u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">:come è bello pensare che il Signore va a cercare il piccolo, l’umile e lo pone in alto!</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Maria è stata innalzata; abbiamo già sentito “ TUTTE LE GENTI MI DIRANNO BEATA”. E’ stata posta in alto e risplende di luce divina.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Dio innalza. Quello che per i potenti della terra è frutto di forza umana, di saggezza terrena, di ricchezza, di conquista, per gli umili di Dio è frutto di una potenza senza limiti, quella del Signore. Una potenza santa, che guarda il vero delle cose, che premia il bene fatto dagli uomini, che suscita grandezze altrimenti non esistenti, al di fuori di un disegno misterioso di Dio.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">L’altare di Dio è qualcosa di ben diverso dagli effimeri altari di questo mondo. L’altare di Dio resiste alla storia, supera la storia, domina la storia. Sì, diventa anch’esso oggetto di storia e finisce spesso sui libri, ma è oggetto che dura e salva, sono libri che edificano e creano una nuova grandezza.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">“Gli umili”</span></u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">: Gesù ha detto: “ Ti benedico, o Padre, perché hai nascosto queste cose ai sapienti di questo mondo e le hai rivelate ai piccoli”. Gesù ha detto ancora, a proposito dei piccoli, dei bimbi: “chi non diventerà come uno di questi piccoli non entrerà nel regno dei cieli”.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Gli umili e i piccoli, quelli che non contano per la sapienza umana, quelli che sono ai margini, quelli che sono tra la folla anonima, quelli che poggiano i piedi sulla terra e non sui gradini della potenza umana.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">E’ veramente un discorso sconvolgente, che sconvolge già me, quando ne scrivo, con la consapevolezza della necessità di uno sforzo di fede per accettare e credere questa realtà.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><b><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Il Signore mi dia la sua luce, mi faccia umile e piccolo come Lui vuole, perché mi sia riservato un trono, di quelli che non crollano. “Voi che avete lasciato tutto per me, riceverete il centuplo in questa terra e la vita eterna e giudicherete le 12 tribù di Israele”. Un trono non di questo mondo che passa: “passa la scena di questo mondo” come lo scenario fittizio di una commedia.</span></b></p>
<h1><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">“Ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote.”</span></h1>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><i><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">(Continuo il mio povero commento al Magnificat, come atto di omaggio alla Vergine che l’ha composto ed esercizio spirituale per me)</span></i></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">“Ha ricolmato”: </span></u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">dà proprio il senso dell’abbondanza, della misura piena, ben scossa, abbondante.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Il Signore è un signore munifico, non guarda al risparmio nei suoi doni. Egli è padre di tutto. “Mie sono le bestie della foresta” dice il Salmo. Tutto quanto esiste è del Signore ed Egli ne può fare quello che vuole per il bene. E non c’è pericolo di rimetterci in generosità con Lui: con Lui non si può gareggiare. Vince sempre nell’amore. Il verbo dà anche il senso dell’esperienza fatta sul suo amore. Ha ricolmato, lo ha già fatto, ne abbiamo esperienza e quindi non c’è nulla da dire, non c’è da avere timore. Egli è un Dio fedele alla sua parola.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">“…di beni”</span></u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">: di ogni bene,quelli materiali anzitutto, stando alla lettera del testo.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">E allora ci vengono in mente le parole evangeliche che parlano della Provvidenza di Dio. Gli uccelli dell’aria che il Padre nutre, i gigli del campo che il Padre riveste di colori più belli di quelli degli abiti di Salomone. Ma perché sono piccoli e indifesi gli uccelli dell’aria e sono destinati a essere sbadatamente calpestati i gigli del campo.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Così bisogna vivere alla giornata, come gli uccelli che non seminano, non mietono, non raccolgono nei granai, eppure il Padre celeste li nutre</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Come è difficile vivere così! Senza pensieri assillanti per il domani che ci è ignoto, al quale neppure sappiamo se giungeremo, senza morire oggi stesso. Un’altra cosa voglio dire: quelli che sono privi del necessario per vivere li dobbiamo aiutare noi. Noi dobbiamo essere gli amministratori fedeli dei doni di Dio e dare a chi ha bisogno del necessario, come la saggia madre di famiglia del libro dei Proverbi.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">E anche qui c’è da riflettere e da fare l’esame di coscienza per tutto quello che non facciamo (io per primo) o facciamo sforzati e di malavoglia. La carità materiale che, a volte, è la più facile da farsi ed è quella<span>  </span>che impegna meno.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Ci saranno poi anche i beni dello spirito nelle parole di Maria. Anzi quelli saranno i migliori e i più importanti e desiderati. I doni soprannaturali, la Grazia, il perdono, tutto ciò che costituisce la vita dello spirito. Il Signore ci ha detto di chiedere prima il regno di Dio e poi tutto il resto ci sarebbe stato dato in aggiunta.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Anche questi doni saranno dati ai piccoli, a chi li chiede e li desidera dal fondo del cuore. La conoscenza di Dio, l’amore di Dio, il perdono di Dio: ecco i beni veri, quelli che non si macchiano, non marciscono(vedi 2° lett. Pietro).</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Ed anche qui dobbiamo essere i buoni amministratori di questi beni, il tramite tra Dio e il povero che è solo e abbandonato, pur nel trambusto del mondo. E i poveri, in questo campo,sono spesso i ricchi dei beni di questo mondo, quelli che credono di avere tutto perché hanno la ricchezza e la potenza.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">“Gli affamati”</span></u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">: chi ha fame, chi non ha nulla, chi è solo, chi non ha appoggi di nessun genere. E questi sono quei fratelli che si trovano in condizione di bisogno! Vivendo la vita e aprendo occhi e orecchi al mondo se ne trovano tanti.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Il Signore ricolmerà di beni gli affamati. Gli affamati e assetati di giustizia, oltreché di pane e di acqua. Qui il Magnificat si incontra con le Beatitudini: beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati(Matteo 5).</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Avere occhi per vedere e orecchie per sentire il grido di miseria della gente di ogni specie. Avere il cuore di Dio che guarda e ama i suoi figli poveri:ecco la vita del cristiano e del prete. </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><i><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">(Ogni tanto mi capita di vedere e di sentire, ma dovrei farlo più spesso, provocarlo io stesso, senza aspettare che l’altro te lo dica o te lo gridi in faccia. Prevenire i bisogni, avvertire subito l’esistenza della fame e della sete, e sviluppare tutto l’ordito della vita verso questa ricerca, verso questa finalità).</span></i></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">“Ha rimandato”</span></u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">: li ha respinti semplicemente da sé. Torna indietro tu che sei ricco e non senti il bisogno di alcuno,perché credi di essere autosufficiente.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Eppure il verbo presuppone che anche chi non è affamato si presenti al Signore, perché dice :HA RIMANDATO. Dunque è venuto, ma è venuto non nel senso giusto, non con le dovute disposizioni, magari in maniera arrogante e autosufficiente.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Il Signore non ha paura di rimandare indietro. …”via da me, maledetti, nel fuoco eterno preparato per voi”</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">E se ti rimanda indietro il Signore, dove vai pover’uomo?</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">I ricchi :</span></u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">La terribile maledizione verso i ricchi. “E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago….”</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">I ricchi di beni materiali, quelli che hanno accumulato, forse col sangue e col sudore del prossimo. Quelli che fidano nella potenza del denaro. Si dice:- col denaro fai tutto o quasi-. Quante volte invece non è vero! <span> </span>Eppure la suggestione della ricchezza ci perseguita come una spaventosa tentazione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">E se sei ricco, cosa vai a chiedere al Padre? Vuoi forse ancora qualcosa di più?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">L’insaziabile ingordigia dei beni e dei piaceri del mondo!</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">E ci sono i ricchi di beni spirituali, che non sono meno presuntuosi dei ricchi di beni materiali.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Sono quelli che hanno la pretesa di possedere la verità e per questo disprezzano gli altri.</span></p>
<h2><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';font-style:normal;">Il peccato dei farisei!<span>   </span></span></h2>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Forse questi ricchi sono ancor più pericolosi; nella Chiesa certamente sì, in questi ultimi anni. Non voglio dire di tutti quelli che hanno alzato la voce per svegliare la Chiesa, perché qualcuno può averlo fatto per vero amore. Ma tanti altri, autodefinitisi profeti, conoscitori dei segni dei tempi, ma che hanno disgregato la Chiesa, come lupi rapaci. Anche loro saranno rimandati.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Senza niente, anzi, con un peccato in più, come il fariseo della parabola evangelica.</span></p>
<h1><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">“ Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia” </span></h1>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">La Madonna non si dimentica di essere ebrea, ben inserita nelle vicende del suo popolo, il popolo eletto da Dio!</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">La meravigliosa storia del popolo, creato, guidato, nutrito, difeso da Dio!</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">C’è in questo <b><span>  </span>“soccorso” </b><span> </span>tutta la storia degli interventi di Dio a favore degli Ebrei, i <b>“mirabilia dei”</b>, i momenti in cui il Signore è intervenuto con braccio forte e mano distesa.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Non si può ricordare tutta la storia dei secoli, ma alla mente e al cuore della Vergine è presente la potenza, la grandezza, l’amore di Jahvè.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Da Abramo, capo di un grande popolo, a Lei, che sarà madre del vero capo del popolo di Dio, Cristo, attraverso i Patriarchi, i Profeti, i Re, Mosè e Davide e tutta la turba degli Ebrei, popolo umile e povero, arricchito e difeso da Dio, è tutta una storia di “<b>soccorsi” </b>di Dio che si è fatto padre, sposo, fratello di quella gente. E’ tutta una catena di interventi amorosi di Dio, iniziative mirabili di cui il popolo ha avuto coscienza nei momenti migliori della sua storia.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Adesso, attraverso le parole della Vergine, eleva a Dio il più bel canto di lode e di ringraziamento.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">La Madonna però ha coscienza che quello che Lei sta vivendo nel silenzio e nel mistero della sua divina maternità, è il momento culminante di questa storia d’amore e di salvezza.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Da Lei verrà il Redentore, il Messia atteso da sempre. L’intero popolo di Israele è toccato da questa grazia del Signore, perché l’umanità di Gesù è l’umanità di un ebreo. Così si può dire che il popolo, per volontà di Dio, può salvare se stesso, trovare in se stesso le radici della salvezza. Questa umile e nascosta fanciulla di Nazareth è tutto Israele!<span>  </span>Israele che riceve il soccorso più vero e definitivo: la SALVEZZA. </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Ma perché poi lo ha respinto questo salvatore?</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Mistero del cuore umano, mistero di un popolo grande e meschino al tempo stesso.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">“Ha soccorso Israele suo servo” </span></u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Suo servo e suo figlio. Nella servitù di Israele verso Dio c’è il senso vero della sua grandezza di popolo, chiamato dal Signore alla salvezza. Non c’è nella parola, servo, un senso di avvilimento, ma di onore. Dio ammette Israele nella sua famiglia.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Nei momenti migliori, questo popolo ha sentito la grandezza di Dio (i Salmi) e si è riconosciuto povero e piccolo davanti a Lui.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Anche la Madonna si è già proclamata: “serva del Signore”, eppure quanta grandezza in questa sudditanza…. Chi è come Dio? Anche qui, chi fosse capace di citare tante espressioni dei Salmi avrebbe di che riempire pagine e pagine. Ma sarà sufficiente per me avere nell’orecchio e nel cuore questo concetto. </span></p>
<h2><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';font-style:normal;">Anch’io, o Signore, sono tuo servo, figlio della tua ancella (Salmo 116,6)<span>  </span></span></h2>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">“Ricordandosi della sua misericordia” </span></u><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Sembra che Dio possa dimenticarsi della fedeltà alla sua parola di salvezza, Lui che è il Dio fedele. Ma è solo espressione di preghiera, quasi a ricordare all’uomo appunto che Dio è fedele e non dimentica nulla.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Infatti Dio non si dimentica dell’uomo, semmai siamo noi che ci dimentichiamo di Lui. Dio non dimentica di usare misericordia e perdono perché questi suoi figli sono peccatori e tante volte si sono allontanati da Lui.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><b><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Anch’io, o Signore, sono peccatore ed ho bisogno della tua misericordia. E te la chiedo con insistenza e sono pronto ad offrire la mia sofferenza quotidiana per ottenerla da Te.</span></b></p>
<h1><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">“Come aveva promesso ai nostri padri,ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre.</span></h1>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Il versetto si ricollega a quello precedente. Il Signore ha promesso la sua misericordia, cioè il suo amore misericordioso, il suo perdono. Bisognerebbe conoscere bene il significato della parola “misericordia” nel contesto del cantico. Misericordia è animo disposto ad aiutare i poveri, beneficenza verso i miseri, pietà, amore benevolo.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Dunque è l’atteggiamento del padre, anzitutto. E Dio è padre. Ma è padre di figli poveri,miseri che hanno bisogno di compassione, di misericordia ed anche di perdono, quantunque forse il concetto di perdono in questo caso non sia prevalente.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Prevalente è l’atteggiamento paterno di accondiscendenza verso la povertà dei figli e questo si intona anche con quello che è stato detto nei versetti precedenti, a proposito del Signore che arricchisce i poveri e salva gli umili.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Israele è dunque il piccolo e povero figlio di Javhè. Il Signore ha visto la sua povertà. Direbbe Ezechiele(cap. 16) che il Signore ha visto la nudità di quella che poi farà sua sposa nel diritto e nella giustizia, e ne ha avuto compassione, rivestendola e poi adornandola di ogni gioiello.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Questo amore misericordioso Dio l’ha promesso ad Israele con un patto solenne che ha vari momenti di esecuzione. Si può cominciare addirittura da Adamo, dalla prima coppia umana per ricordare la misericordia del Signore, che vuole vivere una vita di relazione con queste sue creature, fatte a sua immagine e somiglianza.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Già nell’atto creativo c’è un rapporto,un patto che l’uomo non riesce ad osservare, ma che anzi rompe subito, al primo ostacolo.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">E’ il peccato originale dal quale deriva ogni male successivo, ma che il Signore vuole annullare, almeno nelle sue conseguenze più funeste, attraverso il piano di salvezza che Egli stesso promette e poi, piano piano, realizza con Cristo.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Tocca pure Noè questo patto di Dio, perché anche con lui il Signore fa un discorso di salvezza. Lo salva dal diluvio con tutta la sua famiglia e stabilisce con lui un rapporto, promettendo di non mandare mai più un castigo così grande, come il diluvio.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Ma è con Abramo che il patto del Signore acquista connotati che non lo definiscono soltanto come una tappa del piano di salvezza, ma fissano addirittura degli elementi originali che caratterizzano per sempre il rapporto tra Dio e le sue creature.</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Questi connotati sono:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">a – L’assoluta originalità dell’azione del Signore, che prende l’iniziativa di fare con Abramo e la sua </span><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">discendenza un patto definitivo.</span></p>
<p class="MsoNormalIndent" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">b – l’abbandono pieno e totale di Abramo alla volontà del Signore, in un atteggiamento di piena disponibilità.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">c – la purezza assoluta di questo rapporto di Abramo con Dio, che fa di Abramo l’amico di Dio, in un rapporto di grande familiarità, che sembra ricalcare la situazione dell’età iniziale del mondo, prima del peccato.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Il patto si evolverà con Mosè e con Davide, ma con entrambi decadrà dalla purezza originale del tempo di Abramo, per diventare una specie di rapporto interessato, quasi alla pari, in cui manca l’assoluta disponibilità dell’antico Abramo.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Che cosa ha avvertito la Madonna nella storia del rapporto Dio – Abramo?</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Ha avvertito certamente l’amore esclusivo, geloso di Dio verso il popolo che nasce dai lombi di Abramo. Il Signore ama questo popolo singolare, a cui affida una specifica missione nel mondo. E Maria ha esperienza di questo amore che sente verso di Lei da parte del Signore. Quello che avviene in Lei è opera dello Spirito Santo e un atto di amore verso di Lei, prima di tutto, immagine e simbolo del popolo dei credenti, della Chiesa. E attraverso di Lei,avverte l’amore a tutta l’umanità che sarà con Cristo, suo Figlio, chiamata tutta intera alla salvezza,senza più privilegi o esclusioni da parte di qualcuno.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Avverte anche ed è consapevole del proprio amore a Dio: “ ECCO L’ANCELLA DEL SIGNORE…” la serva che ama e fa quindi la volontà di Dio. Avverte l’amore dell’umanità che sarà redenta da Cristo e pur nel peccato ineliminabile sarà la sposa di Cristo e la figlia prediletta. del Padre.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Il patto del Signore è poi fatto in Abramo con la discendenza di lui e,non con i discendenti (v.Galati,3). S. Paolo arguisce che la promessa di Dio ad Abramo si realizza nel solo Cristo e nella Chiesa da Lui fondata, con la conseguenza che è finita la legge antica ed ora vale per la salvezza solo il sacrificio di Cristo in croce.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Anche la Madonna dice: “alla sua discendenza” e quindi pensa a Cristo che in Lei si incarna e alla Chiesa che da Lui nascerà e di cui Lei, Maria, sarà la madre.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">In tutto il discorso poi c’è una forte accentuazione della fedeltà del Signore. Il Signore è fedele per sempre, non manca di parola, e realizzerà in Cristo, morto e risorto, le sue promesse di salvezza.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Di questa fedeltà, Maria ha una grande e sicura consapevolezza in quell’avverbio di tempo, che chiude il cantico: <u>“per sempre”</u>.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS','sans-serif';">Il Signore ha promesso una volta, la sua promessa è parola per l’eternità.</span></p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/dongastone.wordpress.com/10/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/dongastone.wordpress.com/10/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/dongastone.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/dongastone.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/dongastone.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/dongastone.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/dongastone.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/dongastone.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/dongastone.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/dongastone.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/dongastone.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/dongastone.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/dongastone.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/dongastone.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/dongastone.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/dongastone.wordpress.com/10/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=dongastone.wordpress.com&amp;blog=1482328&amp;post=10&amp;subd=dongastone&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>Considerazioni sull&#8217;ecumenismo</title>
		<link>http://dongastone.wordpress.com/2004/10/07/regno0904/</link>
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		<pubDate>Thu, 07 Oct 2004 13:26:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuelepreda</dc:creator>
				<category><![CDATA[chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[dialogo]]></category>
		<category><![CDATA[ecumenismo]]></category>
		<category><![CDATA[eucarestia]]></category>
		<category><![CDATA[messa]]></category>
		<category><![CDATA[santa messa]]></category>

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		<description><![CDATA[Lettera inviata al direttore della rivista &#8220;Il Regno&#8221; Bologna, 7 ottobre 2004 Signor Direttore, l&#8217;articolo a cura di Piero Stefani sull&#8217;ecumenismo (il Regno N.16) a proposito della nomina del nuovo presidente del SAE (segretariato attività ecumeniche) mi stimola ad esprimerLe alcune considerazioni sull’argomento, al di là della contingente notizia. Gliele manifesto in bell’ordine: 1. Quanti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=dongastone.wordpress.com&amp;blog=1482328&amp;post=7&amp;subd=dongastone&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lettera inviata al direttore della rivista &#8220;Il Regno&#8221;</p>
<p><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif" size="3"> Bologna,              7 ottobre 2004</font></p>
<p><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">Signor Direttore,<br />
l&#8217;articolo a cura di Piero Stefani sull&#8217;ecumenismo (il Regno N.16)              a proposito della nomina del nuovo presidente del SAE (segretariato              attività ecumeniche) mi stimola ad esprimerLe alcune considerazioni              sull’argomento, al di là della contingente notizia.<br />
Gliele manifesto in bell’ordine:</font><span id="more-7"></span><br />
<font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">             1. Quanti in Italia, preti e laici, conoscono l’esistenza e soprattutto              l’attività concreta ed efficace del SAE? Ai due aggettivi do              un senso non banale.<br />
2. Col ritmo e le conclusioni operative del movimento ecumenico, arriveremo              all’unità dei cristiani prima della fine del mondo? Lo sa lo              Spirito Santo, ma per noi la domanda non mi sembra inutile<br />
3. L’unione avverrà con un movimento efficace dall’alto o dal              basso? Dall’alto, abbiamo già il fallimento del Concilio di              Firenze (decreto di unione coi greci del 6 luglio 1439). Dal basso,              assistiamo al silenzio quasi assoluto delle nostre comunità              parrocchiali sull’argomento. Non ci siamo nemmeno accorti che quest’anno,              straordinariamente, la data della Pasqua ortodossa e cattolica coincideva.              Chi ha avvertito di ciò i fedeli? E poteva servire.<br />
4. Sempre e solo abbracci e baci (oggi di moda), commissione di studi              ad alto livello e relativi documenti (chi li legge e/o approva se              non provengono dalle rispettive gerarchie magisteriali?), attività              sociali e caritative comuni (utili ma insufficienti), incontri e settimane              di preghiera (necessarie ma occorre anche altro), attività              formative dello spirito ecumenico da parte del SAE (con quale efficacia?)              od altro ancora. E’ una serie di constatazioni e domande impegnative              senza chiara soluzione.<br />
5. Perché non si salta decisamente l’ostacolo proponendo la              celebrazione comune dell’Eucarestia, dal momento che siamo tutti battezzati,              abbiamo tutti ministeri riconosciuti, crediamo tutti nella presenza              reale di Gesù nell’Eucarestia? Ci divide veramente la fede              sostanziale o soltanto la teologia opinabile? Sarebbe una catastrofe              per la Chiesa Cattolica se chi lo può fare (o magari vorrebbe              anche farlo), togliesse dal Credo il “filioque”, assente nei Concili              della Chiesa unita, entrato tardi e a fatica nel simbolo cattolico,              pressoché incomprensibile nel suo vero contenuto, non dico              al buon popolo cristiano, ma forse anche a qualche teologo?<br />
6. Il Papa attuale, nel documento “Ut unum sint” (1995) ha chiesto              con chiarezza e forza che lo si aiutasse a comprendere e realizzare              meglio ed evangelicamente (non giuridicamente!) il carisma di Vescovo              di Roma e successore di Pietro. Perché al riguardo tacciono              (o non sono ascoltati) gli Episcopati locali, i teologi, le università              cattoliche, le comunità, i movimenti, le associazioni ecclesiali,              i grandi e piccoli ordini e congregazioni religiose?<br />
7. E, di striscio al problema, perché non si favorisce in tutti              i modi il dialogo (vero dialogo propositivo) nell’ambito della Chiesa              Cattolica (Papa con Vescovi – Vescovi con preti – preti con laici),              se si vuole imparare a dialogare in maniera costruttiva con le altre              chiese sorelle?</font></p>
<p><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">Queste e altre              osservazioni potrebbero essere facilmente presentate. Perché              non si discute ampiamente e a tutti i livelli di queste cose, cercando              soluzioni concrete magari coraggiose? La Chiesa Cattolica faccia i              primi passi. Ma forse li ha fatti?</font></p>
<p><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">Darò l’impressione              di essere sprovveduto e facilone. Ma non succeda alla Chiesa Cattolica              che, mentre brucia la casa, stiamo a discutere da che parte cominciare              per spegnere l’incendio.<br />
Grazie.</font></p>
<p><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">Don Gastone De              Maria<br />
Casa del Clero<br />
Via Barberia 24<br />
40123 Bologna</font></p>
<p><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif"><br />
P.S. lo scarso spirito ecumenico di una parte della Chiesa Ortodossa              (vedi intervista al metropolita Corneanu, il Regno 16/2004 – pagg.              529-532) non deve smorzare l’impegno coraggioso e propositivo della              Chiesa Cattolica.</font></p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/dongastone.wordpress.com/7/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/dongastone.wordpress.com/7/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/dongastone.wordpress.com/7/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/dongastone.wordpress.com/7/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/dongastone.wordpress.com/7/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/dongastone.wordpress.com/7/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/dongastone.wordpress.com/7/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/dongastone.wordpress.com/7/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/dongastone.wordpress.com/7/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/dongastone.wordpress.com/7/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/dongastone.wordpress.com/7/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/dongastone.wordpress.com/7/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/dongastone.wordpress.com/7/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/dongastone.wordpress.com/7/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/dongastone.wordpress.com/7/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/dongastone.wordpress.com/7/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=dongastone.wordpress.com&amp;blog=1482328&amp;post=7&amp;subd=dongastone&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La Messa</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Aug 2004 13:26:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuelepreda</dc:creator>
				<category><![CDATA[chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[eucarestia]]></category>
		<category><![CDATA[messa]]></category>
		<category><![CDATA[santa messa]]></category>

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		<description><![CDATA[Se mi accingo a scrivere qualche pensiero sulla Messa, non è certamente con l’intendimento di dire qualcosa di nuovo su questa grande cosa, alla quale Gesù ha affidato il migliore e più efficace ricordo (memoriale) di sé, della sua morte e risurrezione, e sul fatto incontestabile che l’Eucarestia è “culmen et fons” della preghiera e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=dongastone.wordpress.com&amp;blog=1482328&amp;post=6&amp;subd=dongastone&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif" size="3"> Se              mi accingo a scrivere qualche pensiero sulla Messa, non è certamente              con l’intendimento di dire qualcosa di nuovo su questa grande cosa,              alla quale Gesù ha affidato il migliore e più efficace              ricordo (memoriale) di sé, della sua morte e risurrezione,              e sul fatto incontestabile che</font><span id="more-6"></span><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif" size="3"> l’Eucarestia è “culmen et fons”              della preghiera e della vita della Chiesa di Cristo, onde è              stato detto autorevolmente (card. Henry De Lubac) che la Chiesa fa              l’Eucarestia e l’Eucarstia fa la Chiesa.<br />
Intendo solo evidenziare, almeno a me stesso, qualche aspetto della              Messa che rimane normalmente in ombra, con grave impoverimento del              rito stesso e pericolo di insufficiente e parziale partecipazione              del popolo cristiano.<br />
La cosa che sento più gravemente manchevole è la poca              o nulla indicazione e importanza data alla Messa, come “sacrificium              propitiatorium” (vedi conc. di trento). A uqesto proposito, trascrivo              un testo del Concilio di Trento (Sess. XXII, Cap. 2) nella lingua              originale, per non correre il rischio di capire male: “docet sancta              Synodus, sacrificium istud vere propitiatorium esse, per ipsumque              fieri, ut, si cum vero corde et recta fide, cum metu et reverentia,              contriti ac poenitentes ad Deum accedamus, misericordia consecuamur              et gratiam inveniamus in auxilio opportuno (Eb. 4,16). Huius quippe              oblatione placatus, Dominus gratiam et donum poenitentiae concedens,              crimina et peccata etiam ingentia dimittit”. Non ho capito, nessuno              mi ha mai spiegato che cosa significhi l’ultima frase: “&#8230;crimina              et peccata etiam ingentia dimitti”. A volte temo che questa frase              non sia nemmeno conosciuta! Sono almeno 4 i momenti prevalentemente              e specificatamente propiziatori nella Messa: -l’atto penitenziale              all’inizio, -la recita del Padre Nostro –e dell’Agnello di Dio per              il loro contenuto di pace con Dio e coi fratelli –lo scambio della              pace, se non fosse un gesto solo o troppo formale. Mi domando: quando,              come e con quale cura e intensità spirituale si mette normalmente              in evidenza il contenuto propiziatorio (perdono di Dio – perdono reciproco              tra i fratelli) della Messa? Si vedono addirittura dei Vescovi che              liquidano l’atto penitenziale iniziale con una sospensione silenziosa              di tre-quattro secondi! E chi è, tra il nostro buon popolo              cristiano, che sa che nei primi secoli la Messa era il momento ufficiale              e solenne, davanti al Vescovo e alla comunità riunita, che              si operava la riconciliazione con Dio e coi fratelli e si riammetteva              il peccatore pentito alla vita liturgica? E chi, oggi, va alla Messa              domenicale con la convinzione di ottenere la remissione almeno dei              peccati comuni, meno gravi, ed è pronto a ricevere la riconciliazione              e la pace con Dio e i fratelli, per mezzo del sangue dell’Agnello              divino, ricordando le parole del Vangelo di Matteo (5,23-24): “se              dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi              che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il              tuo dono davanti all’altare e va prima a riconciliarti con il tuo              fratello e poi torna a offrire il tuo dono”. Nessuna Messa dovrebbe              essere celebrata senza un richiamo, anche breve, a questo fatto e              agli elementi liturgici che lo contengono e realizzano. Questo richiamo,              secondo me obbligatorio e raramente fatto, ed altri momenti importanti              della celebrazione Eucaristica, debbano essere evidenziati con le              cosiddette “didascalie”, di cui sempre il concilio di Trento (Sess.              XXII cap. 8), dice testualmente: “Etsi missa magnam contineat populi              fidelis eruditionem, nontamen expedire visum est patribus, ut vulgari              passim lingua celebraretur. Quamobrem, retento ubique cuiusque ecclesiae              antiquo et a sancta romana ecclesia omnium ecclesiarum mater et magistra,              probato ritu, ne oves Christi esuriant, neque parvuli panem petant              et non sit qui frangat eis (Lam 4,4): mandat sancta synodus pastoribus              et singulis curam animarum gerentibus, ut frequente intermissarum              celebrationem, vel per se, vel per alios, ex his, quae in missa leguntur,              aliquid exponant atque inter cetera sanctissimi huius sacrificii mysterium              aliquod declarent, diebus praesertim dominicis et festis”. Anche qui:              è conosciuto questo testo così ricco e motivato? Il              testo dice: “mandat” che vuol dire “affida”, “ordina” ai “pastori”              anche “per se”, “frequenter”, “intermissarum celebrationem”, di spezzare              misticamente il pane ai piccoli che lo chiedono! E non si può              dire che questo ordine i padri di Trento l’abbiano dato perchè              ritenevano di non permettere ancora la celebrazione delle Messe nelle              lingue nazionali: la nostra gente, pur partecipando alla Messa celebrata              in italiano, ne capisce, vive e gusta di più dei nostri lontani              fratelli e sorelle, che ascoltavano (!) la Messa in latino, magari              dicendo il rosario per non perdere tempo? E abbiamo visto, in passato,              anche qualche personaggio che non si direbbe recitare il rosario durante              la Messa! Credo che si possa tranquillamente dire che molte Messe              sono non soltanto pre-Vaticano II ma pre-Concilio di Trento (!). E              non c’è bisogno di cambiare struttura e parole della Messa,              non tocca al celebrante. Si deve lasciare tutto così, intatto,              finchè non interviene l’autorità ecclesiastica. Ma,              tra il non fare nulla e il disfare tutto o anche solo qualcosa, ci              sarà pure una strada di mezzo! E perchè non spiegare,              ad esempio “intermissarum solemnia” le parole della preghiera di consacrazione,              come ho fatto un anno con tanta gioia mia e poca comprensione (purtroppo)              anche da parte dei più preparati nella mia parrocchia? Che              cosa afferrano, anche i migliori tra i fedeli, della ineguagliabile              ricchezza delle preghiere eucaristiche (amnesi, epiclesi&#8230; parole!).<br />
Penso che basterebbe insistere, almeno per tre-quattro anni di seguito              con simile iniziativa (nelle domeniche fuori dai “tempi forti) per              creare nel popolo di Dio ben altra comprensione, attenzione, partecipazione              alla Messa! Ho conservato queste brevi didascalie sulla terza preghiera              liturgica in 13 spiegazioniche costituiscono per me un graditissimo              ricordo, ma purtroppo solo un ricordo, che ogni tanto mi rileggo.              Se non si rende viva, vivace e costruttiva, capita e applicabile alla              vita concreta, la Messa facilmente genera noia e stanchezza, soprattutto              nei giovani, e ciò è testimoniato da indagini demoscopiche              attuali in Italia.<br />
Altro elemento su cui insistere a proposito della Messa, è              la partecipazione dei fedeli come disposizione globale interiore e              il compimento di possibili funzioni riservate ai laici, donne comprese.              Pèerchè non si puà dire che “si celebra ‘Eucarestia              tutti insieme” che i laici “non ascoltano ma partecipano alla Messa”              che il sacerdote o il Vescovo “a solo il presidente ma non è              tutta l’assemblea”. Perchè non si può dire che “ concelebra              la Messa, insieme, sacerdote o Vescovo col popolo”, per timore, veramente              assurdo, che la parola “concelebrazione” venga conufusa, come significato,              con ciò che si intende dire quando si parla di più sacerdoti              che celebrano e presiedono insieme l’assemblea Eucaristica? Era stato              ventilaoto, alla fine del 2003, un qualche pesante intervento di un              organo della Santa Sede, teso a proibire alcune “libertà” liturgiche              su questi particolari della celebrazione Eucaristica: il document              è giunto nell’Aprile 2004 abbastanza profondamente modificato              nei confronti delle previsioni originarie.<br />
Forse si potrebbero fare altre osservazioni. Il discorso sull’Eucarestia              è profondo e lungo: ho scritto ciò che posso capire,              ciò che entra nella misa sensibilità, ciò che              mi suggeriscono esperienza e riflessione e sessanta anni di Messa              a contatto con il più autentico e variegato popolo di Dio.<br />
Ma un’ultima cosa (ultima, nel senso dell’osservazione precedente),              mi sento di scrivere anche se non riesco, forse, ad esprimermi bene.              Ma io, per me, mi capisco. E’ il discorso del “segno sacramentale”              (pane e vino) e della “realtà eucaristica” (Cristo morto ma              soprattutto risolot), quando la parola soprattutto acquista, mi pare,              una grande importanza ecumenica (in particolare coi fratelli ortodossi).              Si deve evidenziare il grande valore del “segno”, utile se non addirittura              indispensabile alla nostra povertà intellettiva (e del resto,              Gesù ha voluto così!). Ma ricordare anche e soprattutto              che nella Messa noi incontriamo Cristo Risorto, proprio nella sua              caratteristica di “Risorto”, che è categoria “metastorica”              ma vera, soprannaturalmente vera, che ci trasferisce a piè              pari in paradiso dove “Cristo è assiso alla destra del Padre”,              col suo corpo umano, ma glorificato, spiritualizzato, come sarà              tra l’altro il nostro misero corpo alla fine del mondo. Mi riferisco              con ciò soprattutto ai giovani, i quali sono sensibili al valore              e al fascino dei “segni” (vedi le loro magliette variopinte con slogan,              immagini, ecc) ma hanno bisogno di una profonda “sostanza”, di qualcosa              di grande, di immenso, di infinito, qual è la realtà              di Cristo risorto, pena il sentire la Mesa come solo (o quasi solo)              rito, gestualità spesso scarna, povera e soprattutto quotidiana              nel senso deteriore della parola. Se non si vive la realtà              di Cristo come risorto con un corpo che è il suo (“il suo vero              corpo” &#8211; dice la liturgia) ma diverso dello stato di prima della crocifissione,              diverso dal nostro attuale, legato al tempo e allo spazio, alla provvisorietà              e alla decadenza, penso proprio che un giovane faccia fatica a non              provare noia ed estranietà in un rito che sia solo rito o rito              inespresso e inespressibile.</font></p>
<p><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">Ho così              terminato, in qualche modo, anche questo mio &#8230;esercizio di scrittura,              nella gioia di aver parlato almeno con e per me stesso. Non mi sebra              di aver buttato il tempo, perchè ho parlato di te, Signore              (&#8230; come S.Tommaso d’Aquino, addirittura!).</font></p>
<p>Don Gastone de Maria</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/dongastone.wordpress.com/6/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/dongastone.wordpress.com/6/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/dongastone.wordpress.com/6/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/dongastone.wordpress.com/6/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/dongastone.wordpress.com/6/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/dongastone.wordpress.com/6/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/dongastone.wordpress.com/6/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/dongastone.wordpress.com/6/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/dongastone.wordpress.com/6/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/dongastone.wordpress.com/6/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/dongastone.wordpress.com/6/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/dongastone.wordpress.com/6/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/dongastone.wordpress.com/6/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/dongastone.wordpress.com/6/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/dongastone.wordpress.com/6/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/dongastone.wordpress.com/6/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=dongastone.wordpress.com&amp;blog=1482328&amp;post=6&amp;subd=dongastone&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Ecumenismo</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Aug 2004 13:24:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuelepreda</dc:creator>
				<category><![CDATA[chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[ecumenismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il problema è esploso al Concilio Vaticano II, che ha indicato alcuni principi e piste di riflessione, orientamento e risoluzione nel documento “unitatis redintegratio”. Prima del Concilio c’era stato qualche timido e incerto approccio (Giovanni XXIII stesso, nonostante la sua personale apertura e l’indicazione anche dell’ecumenismo come finalità del concilio, continuava a parlare con l’antico [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=dongastone.wordpress.com&amp;blog=1482328&amp;post=5&amp;subd=dongastone&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif" size="3"> Il problema              è esploso al Concilio Vaticano II, che ha indicato alcuni principi              e piste di riflessione, orientamento e risoluzione nel documento “unitatis              redintegratio”. Prima del Concilio c’era stato qualche timido e incerto              approccio (Giovanni XXIII stesso, nonostante la sua personale apertura              e l’indicazione anche dell’ecumenismo come finalità del concilio,              continuava a </font><span id="more-5"></span><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif" size="3">parlare con l’antico linguaggio del “ritorno dei fratelli              separati”); dopo il Concilio ci sono stati innumerevoli tentativi,              gesti significativi, colloqui ad alto livello, iniziative varie, dichiaraszioni              solenni di intenti, documenti di teologi e vescovi e quant’altro,              con risultati certamente apprezzabili e importanti, ma con grosse              battute d’arresto, difficoltà di ogni genere, incomprensioni,              che oggi fanno dire a molti e da tutte le parti, che il discorso ecumenico              è in fase di preoccupata stanchezza, se non addirittura di              interruzione e di cammino a ritroso. Pur avendo seguito in qualche              modo il cammino del problema ecumenico, soprattutto attraverso gli              enchiridion di EDB, non sono in grado di dire gran che sul tema, se              non qualche osservazione di natura pastorale (soprattutto) suggeritami              dall’esperienza parrocchiale. Come sono solito fare esprimo queste              osservazioni anche graficamente, in ordine logico e consequenza numerica:<br />
1. Comincio notando che forse non mettiamo molto in pratica l’invito              di Gesù di pregare con lui il padre “ut unum sint” .<br />
2. L’auspicata unificazione delle Chiese cristiane non avverrà              certamente mediante le sole riunioni, di ogni tipo e peso, ai vertici              delle singole confessioni. L’esempio del clamoroso fallimento della              riunificazione al vertice avvenuto nel Concilio di Firenze (Decreto              di Unione coi Greci del 6 luglio 1439) ci insegna chiaramente che              la riunificazione, se ci sarà, dovrà partire dal basso,              o quantomeno interessare le Comunità di base e non solo gli              Episcopati e i teologi.<br />
3. Questo interessamento e partecipazione delle comunità di              base (parrocchie, associazioni, movimenti e altro) mi pare assolutamente              inefficiente, se non addirittura assente. Butto lì una domanda              a cui non sono in grado di rispondere: quante delle nostre comunità              cattoliche hanno ricordato e valorizzato, in questo anno 2004, il              fatto che la nostra Pasqua coincideva, come data, con quella ortodossa?              Il notarlo sarebbe stato certamente poco, ma pure qualcosa.<br />
4. In quante di queste nostre comunità e in quale eventuale              modo si tiene vivo il problema ecumenico, anche solo parlandone ogni              tanto? Nella mia esperienza di guida della numerosa parrocchia di              S.Silverio di Chiesanuova in Bologna, per due anni di seguito, ho              ricordato e festeggiato la ricorrenza del sabato precedente la quinta              domenica di Quaresima, quando, nella Chiesa bizantina, si canta il              famoso “Akatistos”. Mi pento di non aver insistito nell’iniziativa,              a causa dello scarso interessamento della gente. Ma ricordo di aver              preparato, con amore e fatica, questa ricorrenza, con brani biblici              e patristici, con omelia e il canto solenne di quell’antico inno,              attribuito a Romano il Melode: peccato veramente non aver insistito              ed essermi lasciato prendere da un senso di sconforto e di solitudine.              Quella sarebbe stata una strada per muovere efficacemente le acque              stagnanti dell’indifferenza e dell’oblio.<br />
5. Non si potrà certamente presumere di intraprendere un dialogo              costruttivo ed efficace tra chiese separate da secoli, con tradizioni              , storia, teologia, riti, ordinamenti giuridici in qualche modo doversi,              se non cominciamo a dialogare veramente (e non solo &#8230;a parole) tra              noi, all’interno della Chiesa Cattolica, tra i Vescovi, tra Vescovi              e preti, tra preti e laici. E purtroppo il dialogo tra noi è              spesso carente, per cui, prima di tutto, “medice cura te ipsum”!<br />
6. E dialogo vuol dire conoscenza reciproca in alto e in basso, scambi              di ogni tipo, liturgie comuni, attività intellettuali, sociali,              caritative comuni, apertura e spirito di umiltà e chi più              ne ha più ne metta.<br />
7. Va bene certamente lo slogan infinite volte ripetuto: “sono più              le cose che ci uniscono di quelle che ci dividono”. E allora, ad esempio,              perché non fare qualcosa di più, di maggiormente significativo,              di magari coraggioso, per giungere alla intercomunione Eucaristica?              Non basta l’affermazione della fede nella presenza reale di Gesù              nell’Eucarestia (affermata certamente dagli ortodossi, e più              o meno decisamente, dagli anglicani e protestanti) per acconsentire              all’intercomunione e a forme di celebrazioni eucaristiche comuni?              E’ proprio necessario accettare la dottrina teologica cattolica, compendiata              nella parola “transustanziazione”, che, tra l’altro, non esisteva              prima del 1200 (l’avrebbe inventata Rolando Bandinelli, Papa Alessandro              III). E mi fa, tra l’altro, una certa meraviglia il constatare che              quella parola non si trova in nessun documento del Vaticano II, che              pur tratta spesso dell’Eucarestia. Che significa questa assenza?<br />
8. Sappiamo tutti che l’ostacolo maggiore alla riunificazione è              la figura e il potere del Vescovo di Roma. Giovanni Paolo II, certamente              con sincerità e non in maniera formale, nel documento intitolato              “ut unum sint” (1995), ha con chiarezza e forza chiesto che lo si              aiutasse a comprendere e a realizzare sempre meglio ed evangelicamente              il carisma del Vescovo di Roma. Tutto (o quasi tutto) tace. Perché              Vescovi e teologi cattolici non intervengono, senza le solite frasi              e auspici? Si pubblicano in giro studi e considerazioni varie al riguardo:              mi pare di ricordare uno studio attento e coraggioso di Mons. Quinn              (si chiama così? Era vescovo di Los Angeles?).<br />
9. C’è l’altro problema del “Filioque” con la Chiesa Ortodossa.              Ma proprio la Chiesa Cattolica non vi può rinunciare, ritornando              al dettato comune dei primi concili ecumenici, dal momento che tale              aggiunta è stata accolta con difficoltà dalla Chiesa              romana su sollecitazione di qualche Concilio provinciale? Non ho mai              capito (e chissà quanti con me!) la sottile differenza teologica              tra la dottrina trinitaria cattolica e ortodossa sulle “processioni”              o comunque i rapporti tra le singole persone della SS.ma Trinità.              Che queste sottili e pressochè incomprensibili distinzioni              teologiche debbano essere motivo di distinzione radicale tra credenti              nell’unico Cristo, è un fatto strano e assurdo. Ogni Chiesa              si tenga la sua teologia, se c’è sostanziale unità di              fede evangelica! Ma, si dice: “il citato Concilio di Firenze ha imposto              agli orientali la formula del filioque che alcuni dei loro capi hanno              accettato senza poi avere il consenso delle loro comunità”:              non sono un teologo di professione, ma sinceramente non credo che              questo fatto costituisca ostacolo insormontabile. Il Vangelo è              più semplice!<br />
10. In generale mi sembra di poter concludere questi pensieri osservando              che, quando c’è contrasto tra persone o stati o poteri, debba              sempre essere il più forte a fare il primo passo di conciliazione.              E’ semplicemente inutile o inefficace dire: “mettetevi d’accordo,              ciascuno rinunzi a qualcosa”, se il primo passo di buona volontà              non lo fa chi è più forte, in qualche modo. E la chiesa              è più “forte” perché crede ragionevolmente di              possedere la verità cristiana più completa. Ma finchè              si fanno cose stridenti per la mentalità (magari non totalmente              ragionevole) degli interlocutori, come elevare al rango giuridicamente              completo (!) di quattro comunità russe o il ventilato proposito              di costituire in ucraina un patriarcato cattolico a Kiev, non si lavora              certamente per l’Ecumenismo! Ancora una volta il Vangelo è              più semplice e non è fatto di canoni giuridici.</font></p>
<p><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif" size="3">Giunto              al termine di queste osservazioni mi viene da sospettare che il Signore              permetta, a causa dei nostri peccati di superbia, che i Cristiani              rimangano separati fino alla fine del mondo, per punirci ed esortarci              all’umiltà.</font></p>
<p>Don Gastone de Maria</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/dongastone.wordpress.com/5/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/dongastone.wordpress.com/5/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/dongastone.wordpress.com/5/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/dongastone.wordpress.com/5/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/dongastone.wordpress.com/5/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/dongastone.wordpress.com/5/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/dongastone.wordpress.com/5/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/dongastone.wordpress.com/5/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/dongastone.wordpress.com/5/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/dongastone.wordpress.com/5/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/dongastone.wordpress.com/5/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/dongastone.wordpress.com/5/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/dongastone.wordpress.com/5/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/dongastone.wordpress.com/5/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/dongastone.wordpress.com/5/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/dongastone.wordpress.com/5/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=dongastone.wordpress.com&amp;blog=1482328&amp;post=5&amp;subd=dongastone&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La donna nella Chiesa</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Aug 2004 13:23:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuelepreda</dc:creator>
				<category><![CDATA[chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[donna]]></category>

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		<description><![CDATA[Il discorso più importante al riguardo è certamente l’ammissione delle donne al diaconato. Sono anni ormai che storici, biblisti e teologi studiano il problema. Mi pare di ricordare (anche se non sono in grado di scrivere riferimenti più precisi in questo momento) che l’anno scorso (2003) è stato pubblicato un voluminoso studio della commissione teologica [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=dongastone.wordpress.com&amp;blog=1482328&amp;post=4&amp;subd=dongastone&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif" size="3"> Il discorso              più importante al riguardo è certamente l’ammissione              delle donne al diaconato. Sono anni ormai che storici, biblisti e              teologi studiano il problema. Mi pare di ricordare (anche se non sono              in grado di scrivere riferimenti più precisi in questo momento)              che </font><span id="more-4"></span><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif" size="3">l’anno scorso (2003) è stato pubblicato un voluminoso studio              della commissione teologica internazionale (C.T.I. – vedi il Regno              ?/2003) nel quale, a conclusione appunto di studi lunghissimi, si              direbbe che l’introduzione del diaconato femminile nella Chiesa Cattolica              non presenta ormai più difficoltà particolari. Non sono              in grado di controllare, ora, la cosa, ma mi pare di aver capito e              di ricordare che la questione è sufficientemente chiarita,              per cui si può ragionevolmente attendere che la Santa Sede              si decida ad avviare la procedura adeguata alla sua realizzazione.              Se così è, c’è proprio da augurarsi e da pregare              (forse anche “premere” da parte dell’opinione pubblica cattolica)              perché ciò avvenga senza troppi “se” e “ma”, pur con              la gradualità e prudenza necessarie.<br />
Sul sacerdozio alle donne, invece, la questione è più              difficile e controversa, e c’è una posizione del Papa attuale              che nega tale possibilità, dichiarando “irriformabile” (questo              mi pare il termine usato) questa negazione. Resta però il fatto              che la S.Sede non ha dichiarato questo documento pontificio come “infallibile”.              E’ ciò una specie di “porticina d’uscita” per un Papa futuro?              Sta di fatto che un teologo, discusso ma di indiscutibile scienza              e ortodossia come Hans Kung, afferma che, contro l’eventuale sacerdozio              alle donne, non esistono motivi di insuperabile difficoltà.              Io non ne so di più. Certamente il discorso dei compiti della              donna nella Chiesa riveste una particolare importanza per il più              vasto problema dell’ecumenismo.</font></p>
<p>Don Gastone de Maria</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/dongastone.wordpress.com/4/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/dongastone.wordpress.com/4/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/dongastone.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/dongastone.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/dongastone.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/dongastone.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/dongastone.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/dongastone.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/dongastone.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/dongastone.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/dongastone.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/dongastone.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/dongastone.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/dongastone.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/dongastone.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/dongastone.wordpress.com/4/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=dongastone.wordpress.com&amp;blog=1482328&amp;post=4&amp;subd=dongastone&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Parrocchia e Consiglio Pastorale</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Aug 2004 13:21:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuelepreda</dc:creator>
				<category><![CDATA[chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[consiglio pastorale]]></category>
		<category><![CDATA[parrocchia]]></category>

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		<description><![CDATA[Fisso per mia comodità alcuni pensieri, prendendo l’avvio dal cosiddetto “progetto culturale della Chiesa italiana”, presentato e formulato una decina di anni or sono, ripreso in questo anno in vista del convegno ecclesiale che si terrà nel 2006 a Verona (vedi il Regno – Aprile 2004 – pagg. 199-207). A parte che si è sentito, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=dongastone.wordpress.com&amp;blog=1482328&amp;post=3&amp;subd=dongastone&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif" size="3"> Fisso              per mia comodità alcuni pensieri, prendendo l’avvio dal cosiddetto              “progetto culturale della Chiesa italiana”, presentato e formulato              una decina di anni or sono, ripreso in questo anno in vista del convegno              ecclesiale che si terrà nel 2006 a Verona (vedi il Regno –              Aprile 2004 – pagg. 199-207). A parte che si è sentito, a volte,              anche nei vescovi illustri, scettici nei confronti di questo progetto,              mi chiedo soprattutto</font><span id="more-3"></span><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif" size="3"> quale eco esso abbia avuto ed abbia nella vita              concreta delle diocesi e soprattutto delle parrocchie. L’impressione              di nullità e di vuoto assoluto non può essere nascosta,              senza per questo dare tutta la colpa agli inventori e costruttori              del progetto, ma anche a chi avrebbe dovuto e dovrebbe realizzarlo              in concreto. Se tutto rimane a livello di studi, di professionisti              della liturgia e della pastorale, di élite intellettuali, mi              chiedo se valga la pena progettare programmi con parole altisonanti,              che non trovano eco alcuno (o quasi) nella base ecclesiale.<br />
Il tema del prossimo convegno di Verona avrà per titolo generale:              “Testimoni di Cristo Risorto, speranza del mondo”. Esso avrà              per oggetti specifici: 1- Il mondo – 2-Le attese di questo mondo –              3- L’annunzio evangelico della speranza – 4-La testimonianza credibile              del Risorto mediante una vita rinnovata e capace di rinnovare il mondo.              I punti estremi di questo lungo cammino sono evidentemente: il “Mondo”              nel complesso delle sue realtà terrene, delle finalità,              delle attese, della speranza, delle conquiste e delusioni e il “Risorto”              cioè Gesù il Cristo nella sua realtà ultraterrena.              Tra il punto di partenza (Mondo) e quello dell’arrivo (Risorto) c’è              una differenza sconvolgente! Nonostante tutto, penso che il cammino              possa essere delineato, programmato e realizzato anche nelle comunità              ecclesiali di base, come parrocchie, gruppi e movimenti vari e, partendo              proprio da un’indagine sul mondo e i suoi problemi (individui – famiglie              – lavoro – giovani ecc.) per approdare alla realtà soprannaturale              di Cristo risorto (puntando proprio sulla realtà della resurrezione,              di Cristo Risorto, quale deve essere visto anche nella Messa, quindi              con un balzo spaventoso dal mondo all’eternità, dal e provvisorio              al necessario e vero, “ex umbri set imaginibus in veritatem” (card.              Newman) questo lavoro e questo percorso pensato e programmato secondo              le disponibilità delle singole comunità, dovrebbe essere,              a mio parere, il vero programma e lavoro del Consiglio Pastorale.<br />
Esso (che chiamerei meglio assemblea parrocchiale) dovrebbe riunire              le persone più interessate ad un cammino spirituale di conoscenza,              di vita e di testimonianza della fede. Altro che i problemi spiccioli              della vita della comunità, degli orari, delle feste e delle              sagre, e di quant’altro di sporadico, di minuto, di provvisorio, per              i quali basterebbe un certo numero di “commissioni”, di esperti (poco              numerosi) che poi potrebbero relazionare all’assemblea.<br />
Quindi, niente statuti o regolamenti del consiglio pastorale, niente              votazioni, niente posizioni di privilegio con eventuali situazioni              conflittuali, ma invito pressante a tutti, soprattutto a chi è              impegnato in parrocchia, amche in servizi minimi e semplici, per crescere              insieme (presti e laici) nella conoscenza della fede, dei problemi              della Chie sa e de l mondo.<br />
Anche per esperienza personale sono fortemente convinto che questa              sia la strada giusta perché il cosiddetto progetto culturale              non resti lettera morta, e non solo nelle grandi parrocchie, ma soprattutto              nelle piccole e meno attrezzate. Bisogna sapere spezzare il pane anche              ai piccoli e ai… “privi di denti”, perché, in ultima analisi,              tutti debbono poter essere nutriti secondo le proprie esigenze e capacità.</font></p>
<p>Don Gastone De Maria</p>
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		<title>Riconciliazione</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Aug 2004 09:08:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuelepreda</dc:creator>
				<category><![CDATA[chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[riconciliazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho chiara coscienza, e così sarà di chi eventualmente leggerà questi pensieri, che sto facendo una cosa “divertente” (nel senso più vero e comune di questa parola: “rallegrarsi facendo operazioni piacevoli” – vedi vocabolario Zanichelli) e al tempo stesso per me utile a chiarire pensieri e giudizi sui problemi del Sacramento della Riconciliazione che, da [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=dongastone.wordpress.com&amp;blog=1482328&amp;post=1&amp;subd=dongastone&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Ho chiara coscienza, e così sarà di chi eventualmente leggerà questi pensieri, che sto facendo una cosa “divertente” (nel senso più vero e comune di questa parola: “rallegrarsi facendo operazioni piacevoli” – vedi vocabolario Zanichelli) e al tempo stesso per me utile a chiarire pensieri e giudizi sui problemi del Sacramento della Riconciliazione che, da molto tempo, occupano le mie riflessioni. Ciò che scriverò, è più che altro dettato<span id="more-1"></span> da esperienze, considerazioni, attenzioni alla situazione storica che viviamo, come mi si sono chiarite nell’attività pastorale in una grande parrocchia di Bologna. Senza escludere che, alla base di queste riflessioni possa esserci anche un dato dogmatico, largamente teologico, penso però che il taglio di questi pensieri sia prevalentemente di natura pastorale e storica, nasca cioè da diuturno e attento esame della situazione di fatto di questo momento storico, che cerco di esaminare, comprendere e giudicare ai fini non di una semplice diagnosi, ma di una opportuna terapia.</p>
<p>L’interesse storico è sempre stato in me presente e prevalente. E per “storia” intendo qui, le situazioni di fatto, le realtà concrete, le esigenze che appaiono nella vita dei singoli e delle comunità e che magari attendono soluzioni a più o meno breve scadenza o, quantomeno, un esame proiettato verso il futuro. La storia, anche quella che si svolge sotto i nostri occhi, non è un coacervo di azioni e situazioni particolari, provvisorie o casuali, ma un vero e proprio “locus theologicus”, se vogliamo capire, ad esempio, quanto narrano gli Atti degli Apostoli (cap. 6) a proposito della istituzione dei “sette diaconi”, certamente non previsto da Gesù e non facente parte del nucleo fondamentale del Cristianesimo, ma richiesto prepotentemente da una situazione di fatto. Per quanto poi riguarda il nostro tema, l’Evangelo e le lettere di S.Paolo (vedi Giov 20, 21-23 e altri passi sull’argomento – 2Cor cap. 5) non indicano certamente le modalità dell’esercizio della riconciliazione con Dio e coi fratelli, che la Chiesa poi ha scelto attraverso i secoli, dopo averne, semmai, accolto intenzioni e inizi nella vita concreta dei fedeli.<br />
E che dire dell’esortazione della lettera di S.Giacomo (5,16): “confessate perciò i vostri peccati gli uni agli altri&#8230;”? E noto inoltre che la disciplina penitenziale della Chiesa Cattolica ha conosciuto almeno tre grandi momenti diversi, ufficialmente riconosciuti: la primitiva riconciliazione dei tre gravi peccati di omicidio, adulterio, apostasia, una sola volta in vita (o poco più) in forma ufficiale davanti al Vescovo e alla comunità riunita – la riconciliazione individuale con le varie forme tariffarie, a volte addirittura ad opera di monaci non presbiteri (monaci irlandesi) – la disciplina attuale rigorosamente individualista, anche se aperta a qualche timida modifica con la pubblicazione (1974?) del rito della penitenza. Su queste timide aperture ritornerò in seguito. Chiaramente non sono in grado di approfondire il tema teologico e nemmeno i dettagli storici e il loro riferimento ai dati dogmatici e inoltre (e soprattutto) non sono in grado di spiegarmi quanto ho trovato indicato, a proposito della Messa, al Concilio di Trento (sessione XXII, cap II), che trascrivo nel testo latino per non aver responsabilità di eventuale traduzione non esatta: “docet sancta Synodus, sacrificium istud vere propitiatorium esse, per ipsumque fieri, ut, si cum vero corde et recta fide, cum metu et reverentia, contriti ac poenitentes ad Deum accedamus, misericordia consecuamur et gratiam inveniamus in auxilio opportuno (Eb. 4,16). Huius quippe oblatione placatus, Dominus gratiam et donum poenitentiae concedens, crimina et peccata etiam ingentia dimittit”. Ci sarà una spiegazione chiara di queste parole, che a prima vista, sconvolgono o consolano secondo i casi e che sembrano avere l’effetto di un sasso in uno stagno ed umilmente l’attendo da qualche esperto e l’accoglierò. Comunque anche per uno non addetto ai lavori, come me, qualcosa pur dicono, o sottintendono, o prospettano al fine di una riconsiderazione della disciplina attuale del sacramento della riconciliazione, del suo rapporto stretto con l’Eucarestia (rapporto che, oggi, non si vede o non è chiaro, né, semplicemente, avvertito dai fedeli interessati) in vista di una eventuale riqualificazione della primitiva disciplina della Chiesa, in forma magari aggiornata.<br />
Che poi, oggi, il sacramento della riconciliazione, come lo amministriamo da vari secoli, sia entrato in crisi profonda e sempre più accentuata, è cosa risaputa da un po’ di tempo e constatata ogni anno di più da chi, in realtà, confessa, a Pasqua, nelle feste, e sempre, anziché rimanere dietro una scrivania o su una qualsiasi cattedra. Certo si dà la colpa a tante cose, che, con maggiore o minore incidenza, la colpa ce l’hanno. Si parla di scristianizzazione della società attuale, di decaduto senso del peccato, di feroce individualismo e personalismo, o, a rovescio, di troppo accentuata responsabilità sociale, della scarsa disponibilità del clero, sempre più in calo numerico e preso da occupazioni varie e non essenziali. Sta di fatto che la gente si confessa sempre meno (anche a Pasqua, con qualche consolante eccezione nei santuari), che chi si confessa, tiene un contegno psicologicamente diverso dal passato e manifesta desideri e attese diverse e nuove rispetto ad un passato anche recente, che spesso la gente, in particolari circostanze come matrimoni, funerali, prime comunioni o cresime dei figli, si accosta all’Eucarestia senza essersi confessata anche in presenza di peccati gravi e di situazioni morali irregolari. A questo si aggiunge, a mio modesto parere, una certa impreparazione dei confessori a cogliere la mutata situazione e ad apporvi opportuni rimedi.</p>
<p>Tento di precisare, in maniera ordinata, la percezione di mutate situazioni psicologiche dei fedeli e di indicare quindi contemporaneamente qualche possibile soluzione:<br />
1. tranne i possibili casi, già indicati, in occasione di visite o pellegrinaggi a santuari o in particolari fortunate situazioni, vediamo raramente (anche a Pasqua) ritorni alla pratica sacramentale anche dagli antichi cosiddetti “pasqualini”.<br />
2. Quella che potrei chiamare, senza ombra di irriverenza, un’accusa tipo “lista della lavandaia”, è sempre più propria solo di persone anziane e quindi destinate a scomparire.<br />
3. Le persone giovani, o come si usa oggi chiamarle, giovani-adulte, manifestano sempre più l’esigenza di presentare e risolvere i loro problemi esistenziali (preghiera, rapporti famigliari, di lavoro, di studio, problemi ampiamente e variamente etici, ecc.) e quindi di chiedere indicazioni e consigli di vita, nell’ipotesi che il confessore sia attento, preparato, sensibile e ben disposto.<br />
4. Ho l’impressione netta che la situazione indicata al numero precedente nasconda e supponga una positiva riscoperta della direzione spirituale, di cui da tanto tempo ormai si lamenta la scomparsa, con la riqualificazione di quello che oggi si usa chiamare “accompagnatore” e non più “direttore” spirituale. Questo fatto, se è vero, apre prospettive di enorme valore e interesse per la pastorale.<br />
5. E richiederebbe adeguata preparazione del sacerdote, opportuna preparazione teologica e spirituale nei seminari, disponibilità del prete a fare il suo vero mestiere di padre, guida, evangelizzatore, lasciando ai laici tanti compiti pure importanti, ai quali oggi si sobbarca, non sempre senza propria colpa nel non aver preparato i laici stessi (uomini e donne) a svolgere tali impegni.<br />
6. E’ estremamente importante, nella cultura di oggi, il “culto” della libertà personale e della coscienza individuale, pur riconoscendo la possibilità di errori e fraintendimenti. Pertanto, l’approccio del confessore al penitente e ai suoi problemi deve essere quanto mai prudente e rispettoso. Non è più il tempo di filippiche o di atteggiamenti pregiudiziali di condanna. Bisogna ascoltare e comprendere. Condurre il penitente con mano leggera. Ogni penitente ha un bagaglio personale di esperienze, di sensibilità, di esigenze particolari, legate al carattere, all’educazione ricevuta, all’età. Non si possono trattare tutti i penitenti allo stesso modo. “Charitas Christi urget nos”, dovrebbe essere il motto del confessore. E Dio è “dives in misericordia”.<br />
7. Penso che non debba essere enfatizzato il carattere giudiziale del sacramento della riconciliazione, pur affermato dal Concilio di Trento. Più che un “giudice”, penso al confessore come un “padre”, un “fratello” e la Chiesa, più “madre e maestra” che non “esecutrice di sentenze”. A determinate condizioni, Gesù non condannò nemmeno l’adultera (Giov capitolo 8).<br />
8. Dovrebbe essere chiarita la natura e l’effettiva realtà del peccato veniale e mortale, alla cui distinzione, oggi, spesso si aggiunge la denominazione di “peccato grave”. Quando “grave”, quando “mortale”? Oltre il discorso tradizionale relativo alla “materia”, “all’avvertenza” e al “consenso” c’è spazio per una più personale valutazione degli elementi costitutivi dell’azione umana?<br />
9. Mi chiedo: è opportuno insistere tanto, a volte con una forma di accanimento, sul numero dei peccati, sulla specie e sulle circostanze, più o meno aggravanti, o non piuttosto sulla cosiddetta “opzione fondamentale” sulle tendenze, sulle abitudini e sull’impegno nel correggerle e indirizzarle al bene?<br />
10. Tranne qualche caso particolare, vogliamo cessare l’ingenuità di ridurre la penitenza sacramentale a qualche formula di preghiera e sostituirla invece con qualche impegno di correzione della vita, di lettura e meditazione della Parola di Dio, di impegni concreti di carità?<br />
Forse esistono altri particolari rilievi, secondo l’esperienza dei singoli confessori: una ragione in più per augurarsi un esame serio e sincero di tutta questa problematica, a livello dell’intera comunità, vescovi, preti, fedeli.<br />
A questo punto il discorso potrebbe farsi ancora più innovativo, magari anche coraggioso, di quel coraggio che confida soprattutto nella luce dello Spirito Santo, ma che esige anche da parte nostra fantasia, intraprendenza e fiducia. Nel rito della penitenza, pubblicato dalla Santa Sede del 1974 (credo) si parla della possibilità di impartire l’assoluzione collettiva, a determinate condizioni: adeguata preparazione – grave e imminente necessità – fedeli in gran numero con pochi confessori – permesso del vescovo (prima o dopo) – obbligo di accusare personalmente personalmente i peccati mortali eventuali entro un anno. Mi sembra di sapere che i vescovi italiani sono contrari a questa possibilità (come sono giunti, con ritardo, a qualche altra più semplice concessione nei confronti di altri episcopati). Io stesso mi sono sentito negare tale possibilità in un momento particolare della vita della mia numerosa comunità e vedo, ad esempio, che la Diocesi di Padova pubbliga una voluminosa guida alla riconciliazione ignorando di fatto questa possibilità. Ma non è l’autorità ecclesiastica che la propone? Pur con eccessivi condizionamenti, a mio parere, che rendono tale possibilità pressochè impossibile? (mi scuso per il bisticcio di parole – una specie di ossimoro!). In particolare, non comprendo l’obbligo di accusare personalmente, in seguito, i peccati mortali già perdonati con l’assoluzione collettiva. I peccati sono perdonati o no? Se lo sono, perché il dovere di accusarli personalmente? Mi sembra un “fiscalismo sacramentale” e chiedo scusa per l’espressione che può sembrare irriverente.<br />
C’è, a mio parere, grande bisogno di celebrazioni penitenziali comunitarie, per abituare i fedeli al sentimento della penitenza e alla responsabilità collettiva, e non solo individuale, del male e del bene che facciamo. Ma tali celebrazioni (il secondo modo indicato dal rito della penitenza) è assolutamente insufficiente, dal momento che poi i partecipanti debbono essere assolti singolarmente: ciò comporta la presenza simultanea di vari confessori, non sempre facile oggi, e lo svolgimento non completo della celebrazione, conclusa prima dell’inizio delle confessioni individuali, oppure alla fine, con poche persone rimaste in attesa dell’ultimo penitente: ciò mi insegna la mia personale esperienza parrocchiale.<br />
C’è una facile obbiezione al rito dell’assoluzione collettiva: si perderebbe il senso e l’abitudine della confessione individuale. Me lo sono sentito dire da qualche sacerdote, mentre, al contrario, una fedele a cui ho posto il problema, ha risposto in maniera assolutamente contraria. Io sono personalmente convinto che, applicando questo rito di assoluzione collettiva in maniera intelligente e prudente, si otterrebbe proprio una rivalutazione della confessione personale, tenuto conto di quanto ho scritto nei dieci punti precedenti. Se la confessione diventasse sempre più revisione personale di vita, le persone che normalmente si confessano, giungerebbero a farlo sempre meglio, previo naturalmente un grande impegno e adeguata preparazione del confessore. Ho già scritto su questo punto, per cui, se riforma o aggiustamento ci sarà eventualmente sul rito della riconciliazione, ciò dovrà cominciare dai sacerdoti. E’ chiaro che il rito dell’assoluzione collettiva non dovrebbe essere fatto né troppo frequentemente né soprattutto superficialmente: dovrebbe essere un fatto importante per la vita di una comunità in occasioni speciali. In certe zone della campagna e della montagna bolognese si riesce ancora a radunare in chiesa una piccola folla per la predica cosiddetta “delle anime” (del purgatorio) e per il suffragio comunitario dei defunti della comunità. Certamente, nell’ipotesi, bisognerebbe operare una certa “propaganda”: la parola è brutta e inadatta, ma occorre intendersi. Ricordo che quando si volle instaurare l’esigenza di un corso obbligatorio di preparazione al matrimonio negli anni ’70 (mi pare), a Bologna se ne fece una certa “propaganda” anche attraverso i mass-media per cui, oggi e non solo a Bologna, questa esigenza è conosciuta e accettata spontaneamente dalle coppie di fidanzati che si vogliono sposare in chiesa. Naturalmente bisognerebbe informare la gente con documenti rapidi e comprensibili (non certo con scritti interminabili “de omnibus rebus e quibusdam aliis”, che sembrano partire dall’inizio del mondo e finire al giudizio universale e che i vescovi stessi confessano di ritenere troppo lunghi).<br />
C’è un canone del Concilio Lateranense IV del 1215 che obbliga i fedeli a confessarsi almeno una volta l’anno: perché non riprenderlo (tutti oggi lo ignorano, anche perché non lo si insegna più ai fanciulli del catechismo per i sacramenti), presentandolo in forma moderna, più accattivante, come esigenza di un colloquio spirituale e religioso con un sacerdote. Quel concilio poi obbligava i fedeli a compiere questo dovere presso il proprio parroco (addirittura!): per cui non si comprende come oggi, nonostante l’abitudine invalsa e richiesta dagli stessi fedeli, ci sia ancora qualcuno che vorrebbe l’obbligo della grata per la confessione!</p>
<p>Mi sembra di dover concludere con l’auspicio (per cui ancor più pregare il Signore) che l’intero problema della riconciliazione venga trattato, con calma e serietà e senza pregiudizi insuperabili, a livello di tutte le componenti della Chiesa: vescovi (che forse esercitano poco questo ministero), preti, laici, uomini e donne. Forse occorre un po’ di coraggio per uscire dagli schemi e più fiducia nello Spirito Santo.</p>
<p>Tutto questo scritto è “utopia”? Può darsi. Certamente non avrà né diffusione né, tantomeno, efficacia. A me è servito come &#8230;esercizio di scrittura ed ha rinforzato in me la gioia di pensare e sognare.</p>
<p><strong>Mons. Gastone de Maria</strong></p>
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		<title>Considerazioni sull&#8217;ordinazione presbiterale dei Diaconi Permanenti</title>
		<link>http://dongastone.wordpress.com/2004/04/10/jesus0404/</link>
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		<pubDate>Sat, 10 Apr 2004 13:32:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuelepreda</dc:creator>
				<category><![CDATA[celibato permanente]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[diaconi permanenti]]></category>
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		<description><![CDATA[Lettera inviata al direttore della rivista &#8220;Jesus&#8221; Ho letto con interesse e, credo costruttiva curiosità, il dossier relativo alla situazione italiana (e mondiale) del Clero, su Jesus 4 aprile 2004. Mi pare doverosa la ricerca avviata dalla CEI (ma mi piacerebbe che interessasse tutti preti italiani) e il commento ad essa, operato dalla rivista, nella [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=dongastone.wordpress.com&amp;blog=1482328&amp;post=8&amp;subd=dongastone&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lettera inviata al direttore della rivista &#8220;Jesus&#8221;</p>
<p><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif" size="3"> Ho letto              con interesse e, credo costruttiva curiosità, il dossier relativo              alla situazione italiana (e mondiale) del Clero, su Jesus 4 aprile              2004. Mi pare doverosa la ricerca avviata dalla CEI (ma mi piacerebbe              che interessasse tutti preti italiani) e il commento ad essa, operato              dalla rivista, nella speranza che </font><span id="more-8"></span><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif" size="3">non si fermi lì, ma segua              l’esempio delle risposte alla lettera dell’On. Monaco ai Vescovi.<br />
Trovo, nella rivista, una diagnosi, abbastanza attenta sul problema,              ma scarsa visione profetica sul domani: significativi sono i puntini              di sospensione del titolo, prima della parola “domani” che è              invece a mio giudizio, il vero problema e problema urgente.<br />
Azzardo con umiltà e trepidazione, ma anche con evangelica              parresia, qualche pensiero, a volte sotto forma di interrogazione              retorica, non tanto su “ieri e oggi”, quanto su “domani” e &#8230;soprattutto              domani. Perché ritengo che le cose debbano essere previste,              preparate per tempo, senza rimandarle, senza poco utili rimpianti,              lentamente sperimentate, magari per luoghi singoli e, naturalmente,              sempre fidando nell’azione misteriosa e imprevedibile dello Spirito              Santo e nella preghiera, senza trascurare il dialogo tra le varie              componenti della Chiesa e la ricerca storica e profetica.<br />
Ecco le riflessioni che espongo con ordine numerandole:<br />
1. sappiamo che l’età media attuale del clero italiano è              di anni 59,5, che i preti stranieri in Italia stanno diminuendo con              accelerazione, che è presumibile che fra vent’anni i preti              in Italia saranno circa 25mila (contro i 33mila di oggi), che le vocazioni              sacerdotali calano sempre più, che la maggior parte di esse              sono vocazioni adulte, che buona parte dei seminari cosiddetti “minori”              sono spariti (a Bologna, 4 seminaristi fino ai 15 anni contro gli              oltre 200 degli anni trenta)<br />
Situazione a dir poco allarmante, salva la fede nello Spirito Santo.<br />
2. E’ vero o no, che senza l’Eucarestia non c’è la Chiesa?              E’ vero o no, che l’Eucarestia non si celebra senza la presenza e              presidenza del Vescovo o del Presbitero? Ne deriva di conseguenza              che il mai sufficientemente auspicato e proposto coinvolgimento dei              laici in tutti gli aspetti della vita ecclesiale non risolve il problema              della scarsità del clero.<br />
3. E’ un falso problema l’eventuale soppressione tout-court del celibato              ecclesiastico, che resta un carisma importante nella Chiesa. I giovani              che si sentono disposti al servizio sacerdotale fin da una ragionevole              giovinezza, possono e forse debbono essere invitati ad accettare la              legge del celibato per tutta la vita.<br />
4. A proposito del celibato va precisato però che il famoso              can. 33 del Concilio di Elvira, sec. IV, recita esattamente così:              “si è d’accordo sul divieto completo che vale per i Vescovi,              i Sacerdoti e i Diaconi, ossia per tutti i chierici che sono impegnati              nel servizio dell’altare, che devono astenersi dalle loro mogli e              non generare figli: chi ha fatto questo, deve essere escluso dallo              stato clericale” (cfr: Card. Stickler, “Il celibato ecclesiastico”,              Ed.Vat., pag. 14). Lo stesso qualificato autore, nella pagina seguente,              scrive testualmente: “&#8230;molti, se non la maggior parte, dei Chierici              maggiori della Chiesa spagnola di allora, erano viri probati, vale              a dire uomini sposati prima della loro ordinazione a Diaconi, Sacerdoti,              Vescovi. Essi però erano obbligati, dopo aver ricevuto l’Ordine              Sacro, ad una completa rinuncia di ogni ulteriore uso del matrimonio,              di osservare cioè completa continenza. “Continenza” non è              “celibato”, il quale verrà imposto più tardi ai Chierici              come legge ecclesiastica.<br />
5. Non mi impegno, perché non sono un esperto, nella questione              se, nella nuova legge evangelica, esista incompatibilità tra              l’uso del matrimonio e il servizio di presidenza eucaristica. Le norme              sulla “purezza legale” dell’A.T. non rientreranno per caso in quelle              che l’Apostolo Paolo dichiara decadute? E che dire degli sposi che              si accostano all’Eucarestia nonostante l’uso del matrimonio? E’ importante              certamente la tradizione celibataria della Chiesa romana ma, senza              togliere il valore del carisma per chi la vuol vivere in pieno, non              si può forse ipotizzare qualcosa di diverso, sotto l’impulso              della Storia e del sensus fidelium per l’ammissione al presbiterato              di “viri probati”? E non gioverebbe forse una eventuale nuova legislazione              della Chiesa Cattolica alla soluzione del problema ecumenico con la              Chiesa Ortodossa?<br />
6. Il problema vero è proprio la suddetta ipotesi: l’ammissione              al presbiterato dei suddetti “viri probati”. Quali “viri” più              “probati” delle centinaia di diaconi permanenti dopo il Concilio?              Non si troverebbe tra loro chi accettasse di giungere al sacerdozio?              Non è frutto dell’azione dello Spirito la riscoperta conciliare              del diaconato permanente, nonostante la più o meno radicale              opposizione di parte dei padri conciliari? Non si dica che un diacono              permanente, di per sè, non possa ascendere ad un gradino ulteriore              della scala dell’Ordine Sacro, quando per secoli lo stesso vescovo              di Roma era scelto fra i diaconi romani. Con un breve tempo di preparazione              (uno o due anni) un diacono permanente, dopo i tre anni della preparazione              al diaconato, potrebbe completare la sua formazione spirituale e teologica.<br />
7. Inoltre, un diacono permanente, con una moglie saggia, già              coinvolta nella scelta e nell’esercizio del diaconato, giunto alla              fascia di età dei 45-55 anni, non avrebbe presumibilmente problemi              di famiglia o di educazione dei figli, tali da impedirgli, come prete,              di servire la Chiesa a tempo pieno (o quasi) e non solo in città,              per l’eventuale scuola dei figli, ma anche fuori città, soprattutto              oggi che la gente cerca di evadere dai centri troppo abitati, e non              mancano i servizi e le comodità per una vita conveniente anche              in campagna e montagna. Così, anche questi eventuali “viri              probati-preti” potrebbero essere a disposizione dei Vescovi per le              necessità della diocesi.<br />
8. Ma si possono lasciare vuote – mi chiedo – parrocchie magari piccole,              chiese chiuse tutta la settimana, tranne un’ora domenicale per una              Messa, a volte troppo veloce, senza ulteriore rapporto con la gente,              coi malati, coi fanciulli? Domanda grave: le cosiddette “unità              pastorali”, più o meno giuridicamente costituite, risolvono              il problema in prospettiva futura o non sono piuttosto come “turare              dei buchi”, al dire di don Maurilio Guasto a proposito dell’utilizzo              dei preti stranieri? E i preti, più o meno giovani, come Don              Claudio Pavesio per sua testimonianza, ai quali sono affidate due              o tre parrocchie, con 5 messe da celebrare fra il sabato e la domenica,              quanto potranno durare senza esaurirsi fisicamente o psicologicamente?<br />
9. Ci potrà essere domani, eventualmente, difficoltà              di rapporti fra giovani preti celibatari e “viri probati-preti”! Preti              di serie A e preti di serie B! Preti giovani, presunti affermati teologi              o biblisti, e preti più anziani, meno preparati? Ma chi è              mai preparato in tutto! Personalmente ho avuto sette vice-parroci,              giovani, nella grande comunità bolognese che ho guidato per              quarant’anni. C’è sempre stato e c’è tuttora fra noi              un bellissimo rapporto fraterno. E’ questione di “testa”, di vera              fraternità, carità e umiltà che non dovrebbero              mai mancare in un cristiano, nonché in un prete.<br />
10. E una moglie saggia, anch’essa “mulier probata” (&#8230;e perché              no, domani “diaconessa”), che non è un peso o una remora, ma              un grande aiuto pastorale?</font></p>
<p><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif" size="3">E’ tutta              utopia? Può darsi. Lo Spirito Santo si può anche servire              delle utopie e degli scarti fra i suoi servitori. Ha tanta fantasia              lo Spirito Santo: così ho imparato dai miei Vescovi: Lercaro,              Poma e Biffi.<br />
Ma bisogna prevedere, prepararsi, studiare le cose, credere nella              riscoperta del diaconato permanente come esigenza storica della Chiesa,              che ha sempre provveduto alle esigenze dei momenti, del “Kairos” (vedi              i cosiddetti “sette diaconi” degli Atti degli Apostoli). Non serve              soltanto piangere sul latte versato!<br />
Basta così: Dio mi perdoni l’ardire nello scrivere queste cose,              soprattutto perché sono un prete vecchio (81 anni) e &#8230;quasi              disoccupato.</font></p>
<p>Don Gastone              De Maria</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/dongastone.wordpress.com/8/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/dongastone.wordpress.com/8/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/dongastone.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/dongastone.wordpress.com/8/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/dongastone.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/dongastone.wordpress.com/8/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/dongastone.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/dongastone.wordpress.com/8/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/dongastone.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/dongastone.wordpress.com/8/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/dongastone.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/dongastone.wordpress.com/8/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/dongastone.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/dongastone.wordpress.com/8/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/dongastone.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/dongastone.wordpress.com/8/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=dongastone.wordpress.com&amp;blog=1482328&amp;post=8&amp;subd=dongastone&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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